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GENOVA, A DISTANZA DI TRE ANNI SI RIPETE L’ALLUVIONE DISASTROSA
Si poteva evitare' Si poteva evitare che morisse qualcuno' Le colpe di chi sono' E' giusto prendersela con vigili urbani e protezione civile'Genova è stata sommersa dall'acqua dopo l'alluvione che si è abbattuta sulla città. 5 giorni di pioggia per un fortissimo temporale, tre torrenti esondati (Bisagno, Rio Feregiano e Sturla) auto trascinate via dall’acqua, mezza città al buio e un morto, un 57enne che abitava nei pressi di Brignole, il cui cadavere è stato rinvenuto poco prima dell’una di notte di giovedì in via Canevari, all’imbocco del tunnel che collega la zona di Genova Marassi con quella della fiera, proprio dove il Bisagno ha rotto gli argini.
La tensione è stata molto alta e il malcontento serpeggia tra la gente. Una folla di cittadini esausti ha aggredito la polizia municipale nel quartiere Fereggiano. Ancora danni nel quartiere che ben ricorda l’alluvione del 2011 e dove i cittadini hanno preso di mira e insultato gli agenti e i tecnici della Protezione Civile. Quattro persone sono state arrestate per sciacallaggio.
Ma questo che è successo a Genova è emblematico. Sono ormai trascorsi circa 16 anni dall’evento disastroso di Sarno e paesi limitrofi, tre anni dall’ultima alluvione a Genova, e la frana di Pozzano a Castellammare di Stabia (una vittima), la frana del Monte Pendolo a Gragnano, la frana di Capri, l’evento di Atrani, e che dire dell’alluvione di Messina, dell’alluvione del Polesine e di tante altre catastrofi?
Quello che si può affermare con certezza è che la classe politica, a qualsiasi livello, è incompetente e irresponsabile…o in malafede. Sono anni che i geologi predicano al vento. Vengono chiamati Cassandre perchè prevedono le sventure...oggi, come ieri, purtroppo, il dissesto idrogeologico è trascurato....e lo dimostrano le alluvioni che via via mietono vittime e danni....per non spendere preventivamente un miliardo di euro, ne pagheremo 10 o 100 di miliardi...facendo un conto approssimativo...chi si ricorda più dell'alluvione del Polesine? della frana di Sarno, Messina, Genova di tre anni fa...etc… etc.. Ecco le parole del capo della Protezione civile Gabrielli dopo il disastro: "Ora tutti a piangere ma poi la politica dimentica...”
Adesso, come allora, ci si riempie la bocca, sulla stampa, sulla televisione, non solo per denunciare ed analizzare l’evento calamitoso, ma soprattutto per essere presenti come sempre nel dibattito che ne scaturisce, dare una immagine di sé ed alla fin fine rassegnarsi a subire la visione e l’ascolto di una recita già nota. E’ la solita storia. Articoli sui giornali e periodici, speciali televisivi che danno ragguagli del disastro, prese di posizione di questo o quel leader politico, dichiarazioni di questo o quel personaggio, più o meno competente. Vengono fatte interpellanze e discussioni. Vengono presi provvedimenti urgenti da parte del Governo. Ci sono accuse a destra e a manca, Commissioni di inchiesta e, chissà,….forse avvisi di garanzia. Poi, come sempre, i provvedimenti proposti si attuano parzialmente, soldi stanziati che tardano ad arrivare o non arriveranno mai, o che non si riescono a spendere per incapacità o dolo.
Il ripetersi di questi eventi, al di là delle discussioni, che spesso assumono carattere polemico, al di là dei discorsi di circostanza e dei provvedimenti contingenti, trova risposta nella realtà delle cose, che denunciano una situazione antica, aggravatasi senza dubbio negli ultimi decenni.
Rifare la storia del disinteresse nei confronti del territorio in particolare e dell’ambiente in generale è cosa ardua, giacché bisognerebbe ripercorrere la storia del nostro Paese per almeno cinquantanni, analizzandone l’evoluzione culturale, politico, economica e sociale.
Basti citare un dato per tutti: sono occorsi oltre vent’anni per l’emanazione della legge per la difesa del suolo, la legge 183/89, partendo dall’alluvione del 1966 e dall’efficace ed ancora oggi attuale Relazione della famosa Commissione De Marchi. Ciò nonostante non è cresciuta la sensibilità ambientale, perché manca la cultura dell’approccio scientifico al grande tema della gestione e tutela del territorio e dell’ambiente.
Ciò che ancora oggi manca è la conoscenza completa, puntuale, aggiornata del complesso sistema fisico costituente il territorio: una conoscenza che deve accrescersi ed aggiornarsi in continuo perché la terra vive, si muove, si scuote, in una parola evolve verso nuovi e diversificati equilibri fisici. I tempi di maturazione dei nuovi equilibri sono estremamente vari; possono essere lunghissimi, geologici appunto, come quelli occorrenti per lo spostamento reciproco di continenti o per la formazione di montagne, ovvero brevissimi come accade per il propagarsi delle onde sismiche, per lo scivolamento di una grande frana, per le erosioni generate da un fenomeno alluvionale.
Occorre, quindi, rilevare ed aggiornare in continuo, tutti i dati fisici del territorio, siano essi geolitologici, geomorfologici, stratigrafici, strutturali, tettonici, idrogeologici, etc.., prima di apportare una qualunque modifica nel sistema fisico con il quale noi interagiamo, correlando, comunque, la durata temporale delle sue azioni e delle sue opere con quelle estremamente variabili, dai secondi ai milioni di anni, dei fenomeni geologici.
E’ solo utopia supporre che un intervento economico straordinario, che pure brucia centinaia e migliaia di milioni di euro, quasi sempre condotto sotto la spinta emotiva dell’emergenza, in maniera scoordinata ed empirica, possa favorire l’equilibrio tra processi geodinamici ed attività umane; anche perché accade che la ricostruzione è condotta sulla base di progettazioni supportate da dati fisici incompleti, non aggiornati e non rappresentativi dell’effettiva complessa realtà fisica del territorio, magari con l’aggiunta di una qualunque carta geologica, perché tanto la geologia non cambia.
Ma anche assenza di una coscienza ambientale dei singoli, laddove è dimostrato che il diffuso fenomeno dell’abusivismo, ad esempio, è una delle cause concorrenti ad incrementare il rischio nei confronti di un certo fenomeno naturale, sismico, vulcanico o franoso.
E…ad incrementare il rischio di cui sopra concorre anche la convinzione che gli studi e le indagini sul territorio siano solo costi economici privi di benefici, quindi inutili. E’ d’uopo, pertanto, far rispettare le leggi esistenti, che vengono purtroppo, disattese o dimenticate: la legge 431/1985 che tutela le aree di interesse ambientale e vincola per 150 mt le rive dei fiumi e dei torrenti e per 300 mt le rive lacustri e marine; il D.M.LL.PP. dell’11 Marzo 1988 che detta norme in materia di indagini sui terreni e sulle rocce quando interessate da opere d’ingegneria.
Accanto ad una totale assenza di cultura ambientale, si registra il disordine nella pianificazione: PRG, PUT, Piani paesistici, Piani parchi, Piani di bacino, etc…; le sovrapposizioni legislative: legge Merli, legge 183/1989, legge Galli; il disinteresse per i Servizi Tecnici dello Stato ( i cui compiti di organizzazione e di tenuta delle reti di monitoraggio e del sistema informativo territoriale parlano da soli); la pressione demografica e l’espansione centrifuga delle attività antropiche.
a.Le cause predisponenti: In Campania, il Vesuvio, la pendenza eccessiva dei versanti, le scadenti caratteristiche fisico-meccaniche dei terreni (già in precario equilibrio in assenza di acqua), in altri posti i fiumi e le costruzioni in aree a rischio esondazione.
b.Le cause scatenanti: le piogge abbondanti e l’uomo.
Ma la cosa che lascia un po’ tutti sgomenti è l’insensibilità di tutta la classe politica ed imprenditoriale, che consente il ripetersi di tali catastrofi senza dare mai inizio a quell’opera di risanamento idrogeologico dell’intero Paese.
Ma cosa si può fare per cercare quanto meno di mitigare i danni, di fare prevenzione?
1.L’applicazione rigorosa delle leggi esistenti;
2.Il potenziamento dei Servizi Tecnici in tutto il sistema pubblico amministrativo centrale e periferico, ivi incluse le strutture tecniche a sostegno delle Autorità di bacino.
3.La ricostruzione e pianificazione nelle aree disastrate secondo i più corretti principi di valutazione dei rischi geonaturali, delocalizzando infrastrutture, attività produttive e centri abitativi almeno nelle aree a vulnerabilità e, quindi, a rischio elevato.
4.Da tener presente la serietà del problema consistente nel fatto che i disastri di Genova si sono verificati allo sbocco di bacini idrografici di limitate dimensioni (da alcune centinaia a circa 2000 ettari) che, finora, erano stati erroneamente ritenuti “incapaci” di alimentare portate di piena di centinaia di mc/secondo non solo di acqua ma prevalentemente di fango e detriti con tronchi d’albero d’alto fusto e massi lapidei di dimensioni notevoli (fino a 25 mc come accaduto il 1 ottobre 2009 a Scaletta Zanclea).
5.La creazione di osservatori geologici o idrogeologico comunali o consortili che possano far scattare un sistema di allarme geologico o idrogeologico immediato che deve essere attivato nelle aree urbane e nel territorio interessato da infrastrutture di importanza strategica dopo pochi minuti che i vari pluviometri distribuiti sul territorio hanno iniziato a registrare una pioggia eccezionale tipica dei cumulo nembi. Chi, nel caso di Genova, doveva lanciare l'allerta meteo dopo cinque giorni di pioggia?
6.Una struttura, che a seconda della grandezza del comune potrebbe avere uno o più geologi a “guardia” del territorio, poiché solo la conoscenza approfondita è capace di prevenire, se non in toto, almeno in parte questi disastri. Quindi una struttura che, per il momento potrebbe realizzarsi per i comuni più a rischio, per poi estendersi ad altri comuni. I costi? Ebbene sono sicuramente molto, ma molto inferiori alla spesa necessaria per AGGIUSTARE i danni.
Fin quando le istituzioni a tutti i livelli non si renderanno conto che la prevenzione paga più della ricostruzione e della perdita di vite umane, non si riuscirà ad affrontare tali eventi in maniera tale da non dover ogni volta procedere alla conta dei danni superiori di sicuro alle spese necessarie per la salvaguardia del Territorio!










