E' IN ARRIVO LA GRANDE SETE: ANALISI DELLA SITUAZIONE IN CAMPANIA E SUGGERIMENTI PER IL FUTURO

(Ripropongo questo articolo redatto dal sottoscritto il 2 luglio del 1994 per IL PAESE di Modena, giornale cartaceo con cui collaboravo da Pompei, e ancor più la mia tesi di laurea POTENZIALITA' IDRICA DELLA CAMPANIA. studio di 500 sorgenti campane con una portata minima di 10 l/s, fatta molti anni prima, dimostrano che la situazione non è mai migliorata, anzi, peggiorata)
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Il continuo sviluppo demografico, l'utilizzazione indiscriminata da parte di noi utenti e delle industrie di sempre maggiori quantità di acqua, le perdite notevoli nella rete idrica attuale (40%-50%) e l'inquinamento, hanno fatto ravvisare la necessità di trovare nuovi approvvigionamenti idrici, nonché di migliorare e potenziare la rete idrica esistente.

In Campania, da oltre 20 anni, e in Penisola Sorrentina, da qualche anno, si ripropone periodicamente lo stesso problema, e cioè una carenza idrica complicata negli ultimi anni da un inquinamento crescente che tende a ridurne la potabilità e da una richiesta in continuo aumento da parte di noi utenti.

Il momento è critico! Basti pensare che già nel 1975 in molte zone della Campania si era raggiunto il fabbisogno idrico previsto dal Piano Regolatore delle Acque per il 2015. Questo P.R.G.A. quando fu elaborato, nel 1967, censì le risorse idriche destinandole a ciascun comune italiano. Tale destinazione doveva essere concretizzata con la costruzione di opere acquedottistiche che in parte sono state realizzate e in parte sono in fase di realizzazione, ma dovrà passare ancora qualche anno perchè siano pronte ed utilizzabili al 100%. Inoltre, il P.R.G.A. fu previsto per una situazione idrica normale; non tenne conto delle molteplici cause che sono all'origine dell'attuale fase particolarmente allarmante.

Lo scompenso tra fabbisogno e disponibilità di acqua dovuto, da una parte, a certi fattori positivi collegati al migliorato tenore di vita: la sempre maggiore diffusione di elettrodomestici, l'incremento dell'edilizia con appartamenti forniti di adeguati servizi, la maggiore coscienza igienica della popolazione (dopo il colera del 1973 vi fu, per la sola città di Napoli, una richiesta del 25% superiore al normale); da un'altra parte, il limite, cui siamo arrivati oggi, tra la domanda e la disponibilità idrica, dovuto ad una carente politica di coordinamento, nel corso di questi anni, nell'azione svolta dai vari Enti preposti al settore delle acque, ed ai ritardi nella esecuzione dell'acquedotto della Campania Occidentale (solo ora, con tangentopoli, capiamo il perchè di questi ritardi).

Inoltre, la situazione contingente e futura viene determinata dalle magre sorgentizie e dall'inquinamento dei pozzi che, fino a pochi mesi fa, davano acqua gialla o marrone in alcune zone della città di Napoli e provincia.

La situazione è allarmante se si pensa che a tutto quanto detto in precedenza si aggiungono le perdite dovute ad impianti vecchi e mal costruiti (opere proporzionate per una certa portata, oggi non sono più sufficienti). Ma qual è il rimedio a tutto ciò? Non siamo certo noi, poveri mortali, a dover indicare a chi è preposto a tale compito la soluzione del problema, però, alcune considerazioni possiamo farle.

Per prima cosa, più che chiedere dimissioni a destra e a manca (in qualche caso sarebbe utile darle per incompetenza), dovrebbe esserci maggiore collaborazione tra i vari enti che spesso sono in competizione (non positiva) tra loro. Poi urge l'ammodernamento della rete acquedottistica esistente: si pensi che le perdite in rete ammontano a più del 40% (dato del 1975).

Il completamento dell'acquedotto della Campania Occidentale porterà sicuramente nuova linfa ad una Campania assetata, e la realizzazione di nuovi invasi e serbatoi consentirà di conservare l'acqua di piena per il tempo di magra, la perforazione di nuovi pozzi in zone non industrializzate (per evitare inquinamenti della falda), la captazione di sorgenti che attualmente non sono captate e che potrebbero servire piccole zone, ma soprattutto sarebbe necessario utilizzare con più profitto l'immenso serbatoio calcareo mediante perforazioni che sfruttino le riserve esistenti sotto la quota degli sbocchi naturali (sorgenti e vallate), riserve che appaiono suscettibili di ricostruirsi agevolmente durante la stagione delle piogge.

A tale proposito la Comunità Montana della Penisola Sorrentina ha risolto il problema con la perforazione di nuovi pozzi e la costruzione di un serbatoio a via Castellammare, al confine tra Gragnano e Castellammare, per potenziare le riserve esistenti. Per la Penisola, per il momento, il problema dell'acqua è risolto.

In definitiva, molte sono le cose da fare, ma con competenza, senza competizione negativa e senza palleggiamenti di responsabilità tra i vari Enti e tra i partiti politici, si potrà perlomeno cominciare a ridurre il fenomeno della mancanza d'acqua.

Per raggiungere questo obiettivo bisogna che i prossimi Amministratori regionali e provinciali (quelli attuali non hanno più motivo di esistere alla luce dei risultati delle elezioni alla Camera e al Senato ed europee) si pongano come scopo il bene della Comunità in cui bene o male anche loro vivono, anteponendoli al facile arricchimento derivante da tangenti che fino ad oggi, A.d.P. (Annus Di Pietrii), ha caratterizzato la vita della nostra società malata. E' difficile, lo sappiamo, ma tentiamo....per il nostro bene comune.