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I GIOCHI, GLI SPORT E I DIVERTIMENTI IN POMPEI ANTICA (I PARTE)
I giochi dei pompeiani non dovevano essere molto dissimili da quelli che si praticavano a Roma, essendo Pompei colonia romana già dall’80 a.C..
Bisogna distinguere i giochi dei ragazzi, che erano prevalentemente di movimento, da quelli degli adulti che erano giochi sedentari, di abilità e di azzardo.
I pompeiani non esitavano a confessare il grande amore per i giochi d’azzardo; ne erano stati appassionati in tutti i tempi. Per frenare questa passione micidiale, i Cesari avevano mantenuto le proibizioni dei giochi d’azzardo, escluso i giorni dei Saturnali; su chi trasgrediva pesava un’ammenda un quadruplo della posta in gioco. Molto spesso le locande dissimulavano nel retrobottega una vera e propria bisca in cui ogni giorno dell’anno, non solo durante i Saturnali, si potevano fare scommesse, gettare i dadi e far risuonare gli “ossicini” (astragali).
Ci si serviva per giocare di due tipi di dadi; i tali, che erano fabbricati artificialmente in forma oblunga e con solo 4 facce, ma che in origine erano ossicini (astragali) fatti con il malleolo delle zampe posteriori di piccoli animali. Le quattro facce erano numerate, e il gioco consisteva nel farli cadere e nel puntare sui numeri migliori. Più complesso era il gioco dei veri dadi (tesserae) a sei facce; gioco fatto con due, tre o quattro dadi che si gettano da un recipiente (fritillus). Il punteggio più alto fatto con tutti i dadi, ciè sei, si chiamava “venus”, quello più basso, cioè quattro, si chiamava “canis”. C’era anche chi barava con i dadi gravati da un peso che correggeva la sorte. Si giocava anche a “navia aut capita”, cioè testa o croce, o a “par impar”, cioè pari e dispari. Era un monotono gioco di scommesse.





