MONDIALI 2014, DOPO GLI OTTAVI DI FINALE SONO PIU’ CHIARI I MOTIVI DELL’ELIMINAZIONE DELL’ITALIA NEI GIRONI DI QUALIFICAZIONE

Che spiegazione possiamo dare a questa vera e propria debacle' Il calcio italiano è in crisi' Ma perché'
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La delusione dell’uscita dai mondiali brasiliani ha lasciato gli italiani orfani. Quante aspettative, quanti sogni, ma poi la cruda realtà ci ha riportato con i piedi sulla terra. Osserviamo ancora le partite dei mondiali, ma senza quell’ardore che avremmo messo se l’Italia si fosse qualificata. I tifosi sono delusi e amareggiati da quel giochicchiare dei nostri giocatori, dal ticke tacka ammorbante, ammosciante, senza mai tirare in porta.

Vedere le squadre che si sono qualificate per gli ottavi lottare e correre fino ai supplementari, rigori compresi, ci fa capire i veri motivi per cui la nostra nazionale non si è qualificata.

Intanto uno dei primi motivi è la scelta degli uomini. Prandelli ha deluso. Non si può giocare tutte le qualificazioni per i mondiali con degli uomini e poi portarne altri in Brasile. Non si può affrontare un mondiale con due soli attaccanti, Balotelli e Immobile, più Cerci che dribblerebbe anche se stesso se potesse. Insigne andava bene, ma bisognava farlo giocare insieme ad Immobile. In ogni caso, Un Giuseppe Rossi al 50% l’avremmo portato in Brasile, oppure Destro, o Florenzi. Anche così valeva più di Cassano e Thiago Motta insieme. Due cadaveri!

La preparazione. E’ stata sbagliata completamente. Mai visto giocatori che alla seconda partita del mondiale già erano scoppiati. Il Ticke tacka alla spagnola era bellissimo, ma, voleva solo significare che non ce la facevamo più. Infatti, non si affondava mai, non si attaccava, mai un tiro in porta. E intanto la nostra “guallera” scendeva fino a sotto i piedi. Non inganni la partita contro l’Inghilterra, vinta con due tiri in porta. A pari condizioni, ce li spupazziamo sempre gli inglesi. E la pari condizione era che affrontavamo una squadra europea, anch’essa con problemi di caldo e umidità.

Balotelli, sinceramente non lo capiamo. Grandi potenzialità, ma non partecipa alla manovra, non aiuta. Sta lì in attesa della palla. Ma il calcio è andato avanti, ci vogliono i giocatori globali, alla Cavani. Ci vogliono attaccanti capaci di superare l’avversario uno contro uno.

Le pecche sono venute fuori appena abbiamo incontrato una squadra sudamericana, avvezza al clima di caldo e umido, siamo crollati. Loro correvano, noi fermi.Vedere squadre come Brasile, Germania, Argentina, Colombia, Cile, giocare fino ai supplementari e rigori compresi, si capiva benissimo che l’Italia è andata lì impreparata al clima umido e caldo, senza contare le scelte sbagliate.

E’ chiaro che poi ci si mette anche l’arbitro a venirci contro, e il quadro è completo. Dobbiamo rilevare che l’aspulsione di Marchisio non c’era proprio, visto anche gli arbitraggi delle altre partite del mondiale. C'era invece l'espulsione del vampiro Suarez.

Adesso, non ci resta che volgere lo sguardo alle squadre di club: siamo agli inizi di luglio, mondiale o non mondiale è tempo di calciomercato. Sono finiti gli anni delle spese folli, dei campioni del calibro di Maradona, Van Basten, Gullit e molti altri che hanno illuminato la Serie A tra gli anni ’80 e 2000, ma l’estate è comunque un periodo di nomi, sogni e speranze per ogni appassionato di calcio.

C'è crisi nel mondo del calcio. E non bastano certo le dimissioni di Prandelli e Abete per cambiare le cose. Bisogna cambiare modo di gestire il calcio. Intanto bisogna limitare il numero di stranieri in campionato, imponendo il lancio di giovani. Anche per dare un futuro alla nazionale.

Bisogna scommettere sui giovani semi-sconosciuti con alto potenziale, strategia base del mercato dell’Udinese negli ultimi anni. Solo privilegiando i vivai ci sarà il risanamento e il riscatto. Ma bisogna avere anche il coraggio di lanciarli nel campionato. Non aspettare che questi, a forza di non giocare, perdano interesse. Insomma, la rinascita del calcio italiano parte dai vivai, parte dai giovani.