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L’EPIDEMIA DA VIRUS EBOLA: INTERVISTA ALLO SCIENZIATO GIULIO TARRO
Mentre giunge la notizia di un altro contagio a Dallas in USA dove un secondo operatore sanitario in Texas è risultato positivo al test dell'ebola scoppia la polemica tra ospedale e infermieri. Il primo afferma che il protocollo non è stato osservato, i secondi dicono che non c’era nessun protocollo, non c’erano indicazioni sul cosa fare. Purtroppo è il secondo caso di contagio registrato nello Stato americano, dove l'8 ottobre è morto il paziente zero, Thomas Duncan, il cittadino liberiano che ha portato il virus negli Stati Uniti. Nella giornata di oggi, annunciano da Washington, si svolgerà un vertice d'urgenza alla Casa Bianca su Ebola, col presidente americano Barack Obama che ha annullato alcuni appuntamenti in agenda.
Proprio perché l’ebola è alle porte dell’Europa, il nostro giornale Mezzostampa ha intervistato il prof. Giulio Tarro (nella foto), Primario emerito dell’ Azienda Ospedaliera “D. Cotugno”, Napoli, Chairman della Commissione sulle Biotecnologie della Virosfera, WABT - UNESCO, Parigi, Adjunct Professor College of Science and Technology, Temple University, Philadelphia e Presidente della Fondazione de Beaumont Bonelli per le ricerche sul cancro. Il professore, ricordiamo, è stato anche assistente del prof. Sabin quando scoprì il siero antipolio, inoltre, ha avuto un ruolo importante durante il colera a Napoli e quando si trattò di combattere contro l’influenza da virus H1N1.
Mezzostampa: Prof. Tarro, intanto grazie per averci rilasciato questa intervista, poi passo subito alla prima domanda: dove è stato scoperto per la prima volta il virus Ebola e perché si chiama così.
Tarro: Il virus Ebola appartiene alla famiglia dei virus filamentosi (Filoviridae, Virus a RNA) ed è stato scoperto nel 1976 in una epidemia della valle del Congo chiamata Ebola. Dal primo isolamento ha causato epidemie in Congo, Gabon, Uganda, Sudan, mentre ora colpisce i paesi dell’Africa centro-occidentale come Guinea, Sierra Leone, Liberia, Nigeria, Benin. Il potenziale epidemiologico del virus viene considerato basso perché la morte arriva presto e con alta incidenza in territori isolati.
Mezzostampa: Come ci si contagia?
Tarro: Il contagio è dovuto soprattutto al mangiare carne di scimmia non ben cotta e poi al contatto diretto con il malato e con gli abiti e le lenzuola del suo letto. Fortunatamente non si trasmette per via aerea come l’influenza. La mortalità elevata, 50-90%, è legata alla forte disidratazione ed il conseguente mancato funzionamento di diversi organi vitali.
Mezzostampa: Lei ha detto che il contagio si ha mangiando carne di scimmia, allora è la scimmia il portatore del virus?
Tarro: No! Il serbatoio naturale è rappresentato dal pipistrello, che non si ammala, ed è oggetto di preda delle scimmie, le cui carni vengono usate come cibo. Anche le antilopi possono essere infette. In aggiunta il procedimento dei riti funebri è un momento di rischio in quanto vengono lavati gli intestini dei defunti.
Mezzostampa: Quali sono i sintomi e come avviene il contagio?
Tarro: La sintomatologia iniziale è generica, simile ad una malattia tifoidea, febbre, cefalea, nausea, vomito, profusa diarrea, marcata astenia, quindi di difficile diagnosi fino a quando diventa conclamata colpendo fegato, reni e vasi sanguigni, e causando emorragie interne ed esterne. L’incubazione dura da due giorni a tre settimane e l’infezione si contagia dopo l’inizio dei primi sintomi con i liquidi dell’organismo, sudore, saliva, urine, feci, latte materno, soprattutto sangue. Anche il rapporto sessuale è fonte di contagio. Lo sviluppo di una febbre oltre il periodo di incubazione dall’arrivo o ritorno dall’Africa deve indirizzare verso una diagnosi diversa, per esempio la malaria. La trasmissione virale avviene fino a 24 ore dopo il decesso.
Come a suo tempo per la peste nera, l’Ebola è la malattia del terrore e dell’isolamento, del marchio infamante e del rigetto, mentre i presidi sanitari del mondo occidentale, se applicati in tempo, sono sufficienti a tranquillizzare, ad assistere, a curare e perfino a guarire.
Mezzostampa: Quanti casi si sono avuti finora e qual è la mortalità?
Tarro: I casi confermati e quelli sospetti, la mortalità variano ovviamente con il passare del tempo per una epidemia che si è prolungata più dei soliti tre-quattro mesi, infatti dura da dicembre scorso, con una diffusione fuori controllo (3909 decessi su 8083 contagiati al 08-10-2014). Colpisce pure il personale medico nonostante le misure di protezione e le tute isolanti. Le nazioni alzano il livello di allerta e sigillano le frontiere, impazzano le superstizioni e il grido agli untori addirittura il personale dei Medici senza frontiera.
Mezzostampa: C’è pericolo per la nostra Nazione? Cosa si sta facendo per evitare l’ingressodel virus in Italia? E’ notizia di oggi che il governo corre ai ripari. È stato convocato per oggi a Palazzo Chigi un vertice sugli interventi preventivi per far fronte all'allarme internazionale sull'Ebola. Secondo quanto si apprende da fonti di governo, alla riunione dovrebbero essere presenti, con il premier Matteo Renzi, i ministri Angelino Alfano, Beatrice Lorenzin, Roberta Pinotti e Federica Mogherini. Che ne pensa?
Tarro: Bisogna contenere l’aggressività del virus anche se un focolaio epidemico nel nostro paese non è concepibile: pertanto niente allarmi ingiustificati. In realtà le attuali immigrazioni dall’Africa non sono pericolose perché il tempo di incubazione è tale che la malattia completerebbe tutto il suo percorso dall’infezione alla comparsa dei sintomi fino alla sua conclusione, mortale o di sopravvivenza, prima di arrivare da noi attraverso il viaggio nel territorio africano prima e poi nel Mediterraneo. Altro pericolo rappresentano invece i passeggeri degli aerei da quelle zone dell’Africa occidentale sede dell’epidemia, ma molte compagnie aeree hanno già adottato misure di emergenza aumentando i controlli sanitari all’imbarco oppure interrompendo i voli. Il Governo fa bene a prendere le misure necessarie, ma, come ho detto, non è concepibile un focolaio epidemico in Italia.
In effetti in quella parte dell’Africa, le cattive condizioni igieniche hanno fatto esplodere l’epidemia, non controllata per le difficili condizioni dell’organizzazione sanitaria e per la tuttora persistente diffidenza nei confronti della medicina occidentale. Peraltro mancano protezioni elementari come guanti di gomma e tute, materiale monouso (usa e getta). La sterilizzazione è un lusso, mancano le autoclavi, la disinfezione è incompleta.
Mezzostampa: Centra la mano dell’uomo in tutto questo?
Tarro: Devo dire di sì. La deforestazione rappresenta una delle cause della diffusione del virus Ebola dal momento che ha spinto gli animali (pipistrelli, serbatoi del virus) verso le aree abitate. L’urbanizzazione gioca pure il suo ruolo nell’attuale epidemia, che prima vedeva il suo ciclo iniziare e finire in villaggi sperduti nella giungla. Infine la povertà, che rappresenta purtroppo ancora oggi la malattia più diffusa specialmente in quelle regioni del globo, diventa un’associazione letale.
Mezzostampa: Che consigli darebbe per la nostra sicurezza e perle popolazioni africane
Tarro: Aumentare le misure di prevenzione che implicano una serie di controlli sanitari sull’uso di carni commestibili, e l’allestimento di una task force di medici, virologi, clinici, rianimatori e parasanitari soprattutto nelle aree interessate, dove il rapporto medico/pazienti è insufficiente come in Guinea 1:10000 rispetto a quello americano 1:408. “In Liberia sono morti 30 dei 50 medici a disposizione dei 4 milioni di abitanti”. Va operata anche la messa in quarantena di diverse comunità nei paesi colpiti.
In mancanza di una terapia specifica antivirale e di profilassi vaccinica, potrebbe essere utile il ricorso alla vecchia immunoterapia passiva (immunoglobuline con anticorpi specifici dei pazienti guariti) o a quella attuale di anticorpi monoclonali, ancora esigui, da sperimentare però su campo.
Mezzostampa: Attualmente esiste un vaccino contro l’Ebola?
Tarro: Intanto, premetto che, se la mortalità dei colpiti dall’Ebola è del 50%, vuol dire che il vaccino non protegge al 100%. Poi, non possiamo definire un vaccino efficace se non è stato sperimentato sull’uomo. Purtroppo, adesso è sperimentato solo sulle scimmie, e non penso che sarà mai distribuito in tutto il mondo, ma potrà servire solo a quelle popolazioni che si trovano in paesi disagiati economicamente ed igienicamente. Sono allo studio altri vaccini che potrebbero risultare più efficaci, come ad esempio quello che si sta elaborando in Canada, che usa la strategia del cavallo di Troia, con un vettore virale benigno e una proteina di superficie del virus Ebola verso cui l’individuo ricevente produce anticorpi cellulari specifici, ma è ancora tutto da sperimentare.
Qui di seguito c’è una tabella aggiornata dei Paesi africani colpiti dall’Ebola.
TABELLA
|
AGGIORNAMENTO “EBOLA” (dati OMS 8-10-2014) |
|
PAESI |
MORTI |
INFETTI |
|
LIBERIA |
2210 |
3924 |
|
SERRA LEONE |
879 |
2789 |
|
GUINEA |
768 |
1298 |
|
NIGERIA |
8 |
20 |
|
REP. DEM. CONGO |
71 |
43 |
|
SENEGAL |
1 |
1 |
|
TOTALE |
3909 |
8083 |



