AUMENTA LA SFIDUCIA NEL GOVERNO RENZI CHE METTE TROPPA CARNE AL FUOCO AUMENTANDO L’INCERTEZZA NEL FUTURO

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Il Governo di Renzi ha messo in cantiere troppe cose da approvare a Settembre. Ma il Parlamento non riuscirà di certo ad approvarle, quindi aumenterà la sfiducia verso il Governo dei non eletti.

La politica del tutto e subito, senza dare spiegazioni esaurienti su quanto costerà e chi lo pagherà, blocca le famiglie e le imprese e tutto questo si esprimerà in contrazione dei consumi immediati delle famiglie (vestiti, alimentari, auto, viaggi) e ancor più dei progetti di medio e lungo periodo sia delle famiglie sia delle imprese (ristrutturare l'appartamento, cambiare i mobili, mettere su casa, investire e ingrandire, aprire un'attività nuova).

E' vero, questo governo non ha segreti, come scrive il premier  Renzi esprimendosi in romanesco su Twitter, ma la verità è che finora alle parole non sono seguiti i fatti e tutte le previsioni sono state sbagliate.  Non ne ha azzeccata una il governo su tempi e contenuti. E se è passata la riforma del Senato in prima lettura come pure quella dell'Italicum è perché Berlusconi e Forza Italia sono davvero leali, e gli hanno dato un sostegno decisivo. Ma ora c'è un ingorgo spaventoso. E a districarlo il governo appare preparato e competente come Alberto Sordi nel film “Il vigile”.

Ci saranno in contemporanea la riforma costituzionale in discussione alla Camera e la legge elettorale al Senato. E le due cose, visto che viaggiano di pari passo, non potranno non influenzarsi a vicenda, in un gioco perverso: la tensione di un ramo del Parlamento non potrà non riflettersi sull’altro. In più, tra Settembre e Ottobre (Legge di Stabilità) si aprirà la sessione di bilancio, che vuol dire la verità sui conti pubblici: manovra, tagli, tasse. Con il ritorno inevitabile delle riforme divisive, ma non più rinviabili: Jobs Act, da chiudere al più presto tanto al Senato quanto alla Camera, e i decreti legislativi di attuazione della delega fiscale, che non possono più aspettare.

Troveranno, il Governo e il Partito democratico, la quadratura sul mercato del lavoro, per esempio sulla moratoria per 3 anni dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori? Troveranno la quadratura sull’Italicum, con modifiche in grado di accontentare simultaneamente Alfano e Berlusconi? Sulla manovra inevitabile da 25-30 miliardi nel 2014 e sulla Legge di stabilità per il 2015-2017? E la riforma della giustizia? Insomma, troppa carne sul fuoco che rischia fortemente di bruciarsi. Da qui l’incertezza sul futuro che avrà un costo economico immenso.

Ma dove il Governo rischia davvero sono le pensioni.  Guai a chi le tocca! Agli smemorati del Governo ricordiamo che il contributo di solidarietà sulle pensioni più alte esiste già. Lo ha previsto la legge 486 del 2013: gentile lascito del Governo Letta. Colpisce tutte le pensioni superiori a circa 5 mila euro netti al mese. Con una progressione che va dal 6 al 18 per cento per quelle superiori a 195 mila euro lordi l’anno, circa 10 mila netti al mese. In quest’ultimo caso la somma delle due aliquote quella erariale ed il contributo, porta, al margine, ad un prelievo di circa il 65 per cento. Siamo al limite dell’esproprio. Decisione peraltro bocciata dalla Corte costituzionale, dopo clamorose proteste. Evidentemente i super pensionati italiani meritano un trattamento ben peggiore. Ma se il contributo di solidarietà già esiste, quali sono le reali intenzioni del Governo?

Vuole abbassare l’asticella, come ha dichiarato il Ministro Poletti? E fino a quanto? Come farà a misurare l’esatto contenuto del privilegio? Ma il Governo Renzi ha una maggioranza che lo segue su tutti questi terreni minati? Mentre l’autunno rischia, dunque, di essere un “Vietnam” per il capo del governo e il suo partito, per il centrodestra, paradossalmente, potrebbe diventare l’occasione per la rinascita, ritrovando l’unità, con la guida di Berlusconi e di Forza Italia.

Lasciando per un momento da parte il Patto del Nazareno, al contrario del centrosinistra, su lavoro, attacco al debito, taglio delle spese, taglio delle tasse, fisco, pubblica amministrazione, crescita, il centrodestra italiano è unito. Il programma, con gli opportuni aggiornamenti, è quello con cui nel 2013 la coalizione quasi vinse le elezioni.

E in questo ha ragione il ministro Boschi: centrosinistra e centrodestra sono due mondi diversi, con programmi diversi. Ma la ricetta del centrodestra, guarda caso, coincide con quella di Mario Draghi e della Commissione europea. È la sinistra che è fuori rotta. Al Presidente del consiglio tocca correggerla pesantemente.