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IL MOVIMENTO 5 STELLE RINUNCIA AI RIMBORSI ELETTORALI
L'eliminazione dei rimborsi elettorali è uno dei punti più importanti del M5S, ma anche del PDL, che lo ha annunciato in campagna elettorale. Ma pare che rinuncino al nulla, perchè ad oggi non ne hanno dirittoIl movimento 5 stelle fa sua la battaglia che i radicali, scomparsi dal Parlamento, fecero a suo tempo. Infatti, ieri ha annunciato la rinuncia alla propria quota di 42,7 milioni di euro di rimborsi elettorali che gli competono, in attesa di ottenere, nel nuovo Parlamento, una legge che abolisca per tutti i partiti i finanziamenti elettorali. Finora si è trattato di quasi 200 milioni di euro l'anno, considerando i rimborsi per tutte le elezioni, politiche, europee e regionali, che vengono incassati appunto in rate annuali.
E pensare che nel 1994 era appena di 47 milioni; nel 2008 era salita a 500milioni di euro. A questi occorre aggiungere i contributi ai gruppi parlamentari erogati dai bilanci di Camera e Senato, fino al 2011 circa 75 milioni l'anno, e i finanziamenti ai giornali di partito, una cinquantina di milioni l'anno. E questo senza contare tutti i finanziamenti a livello regionale, altri 75 milioni circa l'anno, prima delle ultime riforme. Solo dopo gli scandali del 2012 fu abbozzata una timida riforma. Adesso dopo la vittoria a valanga del M5S la Casta vuole mettere mano alla materia.
Ma il finanziamento pubblico ai
partiti era stato tolto di mezzo dopo il referendum abrogativo promosso
dal partito radicale di Marco Pannella nel 1993. Più di 34 milioni e mezzo di
italiani dissero di sì al referendum abrogativo promosso dai radicali.
Nonostante il 90,3% di sì al referendum del 1993, i partiti di allora si
inventarono i rimborsi elettorali o meglio il "contributo per le spese
elettorali", come lo definisce la legge 515 del 10 dicembre 1993. Ora, dopo la riforma dello scorso luglio, questa cifra si è all'incirca
dimezzata. E per le sole elezioni politiche del 24 e 25 febbraio la quantità di
denaro che i partiti dovrebbero spartirsi durante la legislatura ammonta,
secondo l'Ansa, a 159 milioni. Una somma che verrà divisa proporzionalmente ai
voti presi.
Ma la cosa che più dà fastidio alla gente è che la differenza tra il
contributo e quanto effettivamente speso dai partiti è 1 a 5. C?è una
sproporzione evidententissima. Da qui i casi di Lusi, Fiorito, etc? Ma i nostri politici cosa fanno? Con la legge 157, Nel 1999, il contributo
viene sganciato dalle spese effettivamente sostenute e ritorna ad essere a
tutti gli effetti un finanziamento alimentato da un fondo per le politiche di
quasi 200 milioni di euro per la legislatura. Nel 2002 l'ingordigia dei
partiti fa sì che si voti la legge 156 che raddoppia il fondo, portandolo
a 469 milioni, e abbassa dal 4% all'1% la soglia di voti da prendere alle
elezioni per accedere ai soldi. Anche i partiti che non entrano alla Camera
perché non superano la soglia di sbarramento del 4% prevista dalla legge
elettorale, accedono ugualmente ai rimborsi purché abbiano preso almeno l'1%.
Con la legge approvata il 5 luglio 2012 si effettuano tagli del 50% dei
rimborsi ai partiti. I 163
milioni che si risparmieranno nel 2012 e nel 2013 andranno ai terremotati. E il
Pd, il partito che più si è battuto per il finanziamento ai partiti, sul suo
sito spiegava che i 91 milioni di contributi previsti per il 2012 per tutti i
partiti equivalgono a 1,5 euro per italiano contro i 2,4 che vengono dati in
Francia e i 5,6 in Germania. Solo che accanto ai rimborsi elettorali andrebbero
conteggiati anche i contributi ai gruppi parlamentari erogati dai bilanci di
Camera e Senato, fino al 2011 circa 75 milioni l'anno, e i finanziamenti ai
giornali di partito, una cinquantina di milioni l'anno. E questo senza contare
tutti i finanziamenti a livello regionale, altri 75 milioni circa l'anno, prima
delle ultime riforme.In definitiva, a parole, tutti i partiti sono d'accordo con Grillo: bisogna eliminare i rimborsi elettorali, ma nei fatti, sembra siano solo due partiti quelli che hanno proposto in campagna elettorale l'eliminazione dei rimborsi, M5Se PDL.
Ma gli sprechi sono tanti, per fare un esempio,
alla Regione Lazio, si sono spesi 18660 euro per comprare 67 penne Montblanc da
278 euro l?una, e 100 cesti natalizi costati 21408 euro. E che dire delle
agende da tavolo per circa 76791 euro? E ancora, biglietti d?auguri per 10560
euro.
Insomma,le cosiddette spese di rappresentanza del Presidente del Consiglio
Regionale Lazio, assommano a 1 milione 987.092 euro, venticinque volte il
budget concesso al presidente della Repubblica federale tedesca.
Questo è solo un granello di sabbia degli sprechi e spiega perché la gente si indigna e perché il movimento di Grillo è arrivato ad ondate in parlamento. Ma tra le tante cose non fatte c?è anche la nuova legge elettorale, l?abolizione delle Province, i tanti finanziamenti a fondo perduto (giornali, tv), etc?
"Ma ad oggi i grillini annunciano di rinunciare al nulla, perchè non ne hanno
diritto", scrive l'Huffington Post, che cita l'articolo 5 della legge
n. 96/2012, approvata l'anno scorso. La norma "prevede che per avere
diritto ai rimborsi occorre avere un atto costitutivo e uno statuto
adottato in forma pubblica e che sia prevista una gestione democratica
del soggetto che chiede il contributo. L'articolo 5, comma 1, recita:
'Lo statuto deve essere conformato a principi democratici nella vita
interna, con particolare riguardo alla scelta dei candidati, al rispetto
delle minoranze e ai diritti degli iscritti'". "Per adesso - si legge
ancora sul sito di news - circola solo un non statuto e Gianroberto
Casaleggio che qualifica chi contesta le posizioni del comico genovese
in rete come infiltrato. Una tipica gestione democratica. Se entro 45
giorni dal voto verranno trasmessi ai Presidenti di Camera e Senato,
questi atti Grillo potrà far circolare le infografiche, spernacchiare e
insultare e dire "tenetevi i 45 milioni". Quindi sabato 2 marzo 2013 ha
detto il falso".



