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FONDI SOCIALI A RISCHIO: IL SINDACO SCRIVE A CALDORO
Aliberti: "Il decreto n.77 del 2011 deve essere ritirato".Alla luce del Decreto commissariale n.77/11 che impone agli ambiti sociali territoriali il vincolo di attenersi agli obblighi di compartecipazione in materia di concorso alle spese per prestazioni socio-sanitarie, il Sindaco Pasquale Aliberti, in qualità di Presidente del Piano di Zona e di membro dell?Ufficio di Presidenza dell?ANCI nazionale ha inviato una missiva al Presidente Caldoro e a tutti i consiglieri regionali, nella quale chiede il ritiro del decreto sopra citato, in virtù della situazione già drammatica in cui versano i bilanci comunali. Di seguito la missiva a firma del Sindaco Pasquale Aliberti
?On. le Presidente
Il decreto commissariale n. 77/11 che, a chiarimento del precedente decreto commissariale n. 6/10, impone agli Ambiti sociali territoriali il vincolo di attenersi agli obblighi di compartecipazione previsti dal DPCM del 29.11.01 in materia di concorso alle spese per prestazioni socio- sanitarie, pone direttamente in capo ai Comuni associati l?onere di corrispondere alla fatturazione della loro quota. In tal modo esso mette definitivamente in ginocchio gli stessi. Essi, infatti, accanto alla carenza, ormai cronica, di risorse a seguito dei tagli operati dal Governo centrale e delle difficoltà finanziarie dell?Ente Regione, sono costretti a subire anche l? ulteriore e diretto carico di spesa dovuto alla compartecipazione alle prestazioni socio- sanitarie. Tutto ciò, peraltro, in contrasto con la legge regionale n. 11/07 la quale, come Ella ben sa, all?art. 37 rinvia a un atto di Giunta regionale la definizione delle tipologie di prestazioni socio- sanitarie da considerare compartecipate e individua tra le risorse regionali i fondi da appostare per far fronte alla relativa spesa.
I comuni associati, ancorchè titolari delle prestazioni citate nel decreto, non sono assolutamente in grado di far fronte a quella spesa tranne che non vengano trasferiti i fondi assicurati dal citato articolo 37. In ogni caso, non accettano il metodo adottato nel decreto che, ad onta di un sereno e proficuo lavoro di concertazione già avviato negli Assessorati competenti e si spera quanto prima anche con il coinvolgimento dei Comuni associati, mirato a raggiungere un obiettivo condiviso, entra a gamba tesa e rischia di vanificarne lo sforzo imponendo, con atto unilaterale, disposizioni che, invece, dovrebbero essere il frutto di atti collegiali. Vale la pena di ricordare che, a tale proposito, sono ancora pendenti presso le diverse sedi del TAR Campania molteplici ricorsi al precedente Decreto commissariale n. 6, presentati dai vari Ambiti territoriali della regione.
Con riferimento a detti ricorsi ci si aspettava un deciso intervento politico da parte di questa nuova amministrazione regionale, in grado di recidere alla fonte una sterile quanto incomprensibile controversia tra enti pubblici della medesima regione, che invece con questo ulteriore decreto rischia di avvitarsi ancora di più con risvolti di assoluta gravità per le amministrazioni locali, gli enti accreditati e gli utenti.
La sanità versa nella situazione di crisi che tutti conosciamo anche per il perpetuarsi di metodi e situazioni che non sono risolvibili sul mero versante della spesa (nel caso di specie trasferendone unilateralmente parte agli enti locali) senza affrontare le questioni che ne sono all?origine. Abbiamo ripetutamente espresso, a tal fine la necessità di addivenire velocemente a un?armonizzazione della stessa normativa regionale che presenta elementi rilevanti di contraddizione e sovrapposizione (va rivista sia la legge n.8/03 che la legge n. 11/07 in materia di sociosanitario come vanno riviste le normative in materia di valutazione e di riabilitazione) al fine di riequilibrare il sistema territoriale dei servizi al momento totalmente squilibrato sul versante sanitario. La nostra Regione spende circa 10 miliardi di ? all?anno per la sanità e quasi zero per i servizi sociali. Si è veramente convinti che questo ulteriore tentativo di scaricare parte della spesa sanitaria sui Comuni, possa servire a rimettere in sesto il deficit sanitario?
Sappiamo tutti, altresì, che la stragrande maggioranza degli utenti non è in condizione di pagare le quote di compartecipazione alle tariffe dei servizi sociosanitari fissate nel decreto n. 6 del 2010 che non potranno che scaricarsi sui bilanci comunali. E sappiamo tutti egualmente che i Comuni non sono in grado di accollarsi questa pesante ulteriore spesa.
Questo nuovo decreto commissariale, tra l?altro, attribuisce ai Comuni una spesa di cui non si ha alcuna cognizione in termini di contenuti e per la cui definizione (tariffari) i Comuni non sono stati assolutamente consultati. Sono metodi assolutamente inaccettabili che mettono in discussione anche i rapporti formali di correttezza istituzionale.
Per tali motivi si invita la S.V. a voler ritirare il decreto commissariale citato n. 77/11 e ad individuare un Fondo di Sostegno, nell?ambito del prossimo bilancio regionale, da trasferire agli Enti locali, per la copertura della spesa destinata ai servizi socio-sanitari. In caso contrario, ci si vedrà costretti a procedere all?impugnazione del provvedimento per via amministrativa, al fine di evitare la soppressione dei servizi alle persone a maggior rischio di esclusione sociale, già oggi gravemente compromessi dalle recenti manovre del Governo nazionale?.


