UN DIVORZIO ANNUNCIATO QUELLO TRA BERLUSCONI E FINI

Una eventuale caduta del Governo non garantirà un futuro politico a Fini, inoltre, la costituzione di un nuovo partito rischierebbe di vivacchiare di stenti senza trovare una collocazione nè a destra nè a sinistra
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E così siamo giunti all?epilogo. Il divorzio fra Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini sembra vicino. In un?intervista a Il Foglio il Presidente della Camera Fini tende una mano in segno di pace al Premier  Berlusconi dopo le ultime turbolente settimane. ?Resettare tutto, senza risentimenti?, è quello che Fini auspica spiegando: ?Berlusconi ed io non abbiamo il dovere di essere e nemmeno di sembrare amici, ma dobbiamo onorare un impegno politico ed elettorale con gli italiani?. Da Palazzo Grazioli, fonti vicine al Premier fanno però presagire a una recrudescenza dello scontro. Berlusconi avrebbe infatti rivelato di ritenere l?offerta tardiva e fuori tempo massimo. La separazione ci sarà e non sarà affatto consensuale. Ma chi corre il rischio di morire politicamente è Fini. Per problemi di proprietà, infatti, il Pdl cesserà di esistere. Probabile che tra i due contendenti chi corre il rischio maggiore della morte politica è Fini, il quale sembra sempre più intenzionato a portare avanti un conflitto senza mezzi termini, una battaglia destinata a non fare prigionieri.

Ma la probabilità che Fini possa riciclarsi in un altro partito all?opposizione è pura illusione. Infatti, le lusinghe ammiccanti dell?opposizione rivolte alla terza carica dello Stato non possono essere che contingenti e strumentali. Una volta ottenuto l?obiettivo della caduta del Governo, nessun partito prenderebbe tra le sue fila una figura imbarazzante come la sua: e ciò non tanto perché ne potrebbero essere rimessi in discussione i motivi e la sincerità della «conversione» politica quanto piuttosto perché la sua personalità risulterebbe ingombrante nella corsa alla conquista di posizioni di leadership nella quale si misurano, senza risparmio di colpi, capi e sottocapi. L?eventualità poi della costituzione di un nuovo partito composto dai suoi fedelissimi è velleitaria. Quale potrebbe esserne la collocazione? Non certo a destra, perché i temi agitati da Fini e dai suoi fedelissimi sono più di sinistra che di destra. Ma neppure a sinistra dove c?è un affollamento di soggetti politici, o aspiranti tali, che lascia ben poco spazio a nuovi venuti. E allora? Allora, nella migliore delle ipotesi, questo nuovo partito, quand?anche non fosse spazzato via dall?inesorabilità del meccanismo elettorale, sarebbe pur condannato a vivacchiare di stenti ai bordi dell?arena politica.