FIUME SARNO. E’ ARRIVATO IL MINISTRO...SCATTIAMOCI UN SELFIE!

Il giorno dopo...
letto 1320 volte
foto-fiume-5.jpg

Sabato mattina sembrava di vivere in una città diversa. Nel passeggiare nella nostra città non era necessario scansare sacchetti di plastica sventrati e rifiuti di ogni genere disseminati lungo i marciapiedi. Ah si...doveva arrivare il Ministro dell’Ambiente Costa e per l’occasione i commissari avevano predisposto ‘giustamente’ la pulizia ordinaria (o forse dovremmo dire straordinaria?) delle strade, ah si...doveva arrivare il Ministro. E mentre ce lo ripetiamo per darci una risposta, per acquietare i tumulti delle nostro senso civico e zittire quella vocina che continua a ronzarci nelle orecchie, oggi, dopo che il Ministro è andato via, mentre ci ritroviamo a scansare cumuli di ‘monnezza’, si fa strada – e direi finalmente – quel senso di giustizia che dovrebbe far parte di ognuno di noi, di ogni cittadino.

E’ il caso di dirlo. Noi cittadini non valiamo niente. Neanche un unghia del Ministro. Non vale il nostro grido di disperazione, non valgono le ramazze che ci portiamo sulle spalle per ‘pulire’ le piazze in autonomia (anche se paghiamo perchè lo faccia qualcun altro!!), non valiamo quando eseguiamo correttamente le regole della raccolta differenziata. Ah si, ma il Ministro almeno ha visto una Scafati pulita, almeno ci abbiamo fatto una bella figura...

Magra consolazione. Oggi siamo punto e daccapo. Rifiuti che galleggiano nelle pozzanghere, lampioni spenti che ci costringono a farci luce con il display dei telefonini, nessun vigile in strada...il terzo mondo non è lontano da noi...è proprio qui, ahinoi, sotto i nostri occhi. Ma il Ministro è arrivato a Scafati. Il Ministro ha parlato del fiume Sarno, di questa piaga che ci portiamo addosso da troppo tempo e che continua ad essere non solo una vera e propria ‘condanna a morte’ per chi vive nei paesi del suo bacino (Scafati è addirittura tagliata in due dal fiume!) ma continua incessantemente, costantemente e direi anche furbamente ad essere il più grande cavallo di battaglia di comitati, partitini e movimenti, che pensano ancora di ‘utilizzare’ questa problematica seria per un tornaconto personale.

Il fiume Sarno è da più di quarant’anni protagonista indiscusso della scena politica di Scafati. Già l’ex Ministro Edo Ronchi giunse in città prendendo impegni seri, per risanare quel corso d’acqua che oggi, continua a rappresentare il vero ‘cancro’ della nostra comunità. Le istituzioni di allora, gli avevano addirittura consegnato le chiavi della città come a dire: “Sei il benvenuto, sei uno di noi, a patto che ci risolvi il problema”. Tra le figure storiche connesse al fiume Sarno, poi, è arrivato il generale Roberto Jucci, persona tutta d’un pezzo, rigorosa, che si è interessata della questione ambientale anche dopo la sua carica di commissario strardinario per il superamento dell’emergenza. Jucci aveva iniziato una procedura molto articolata per disinquinare il Sarno. Aveva messo in piedi una sorta di ‘marchingegno’ per avviare la pulizia delle acque avvelenate. Bisognava realizzare e collegare depuratori, collettori e reti fognarie per far funzionare l’operazione. Ci aveva promesso che, come un orologio svizzero, questa sorta di reazione a catena avrebbe funzionato.

Poi, grazie al governo regionale di centro-destra, al governo retto da Stefano Caldoro e alla collaborazione (forse intendeva questo il Ministro quando ha parlato di patto fra le istituzioni?) con i referenti regionali del territorio e assessori competenti è arrivata la grande opportunità per Scafati e il bacino del Sarno. Una pioggia di finanziamenti regionali ed europei mai vista prima, soldi – tanti - destinati all’emergenza ambientale. (5 milioni di euro dalla Regione Campania per il dragaggio nel tratto compreso tra la traversa di Scafati e la foce del Sarno (dragaggio che era stato bloccato dal Ministero dell’Ambiente per la presenza nei sedimi di microtracce di amianto); 37 milioni di euro per le reti fognarie di Scafati, Boscoreale, Calvanico e Siano, 210 milioni di euro per il Progetto Grande Sarno). Tutto questo, le reti fognarie da una parte, il Progetto a difesa dal rischio idraulico dall’altra, avrebbero ‘curato’ il fiume malato e messo in sicurezza un territorio devastato da un fiume portatore di morte, di malattie, un fiume che inquina le terre e avvelena l’aria. E chissà se il Ministro è stato informato delle battaglie a tutti i livelli istituzionali per la realizzazione di queste opere. Chissà se comitati, partitini e movimenti ricordano quando Regione Campania e Comune di Scafati si costituirono in giudizio contro la sentenza del Tar di Napoli che sospendeva i lavori del Grande Progetto Sarno, contro il comitato No Vasche e il Comune di Nocera Inferiore. Chissà se partitini, comitati e movimenti ricordano che il Consiglio di Stato accolse il ricorso della regione e del comune. Un braccio di ferro contro un ambientalismo estremo, che difendeva le ragioni di chi, si opponeva alla realizzazione delle vasche. Oggi, il Progetto ci costa il doppio, non è più quello originario ed è impantanato in una burocrazia vergognosa. Sette anni sono trascorsi.

Sette anni di battaglie, di tavoli istituzionali, sette anni di voci grosse, di accuse reciproche, sette anni persi. E fa male. Fa male pensare che in sette anni, insieme ai lavori per le reti fognarie, sarebbero potuti partire anche quelli del Grande Progetto. E oggi, forse, il Ministro, avrebbe avuto qualche argomento in più di cui parlare. ‘Bisognerà siglare un patto con tutte le istituzioni, di tutti i livelli’. Questo, ci è venuto a dire il Ministro, che di certo non è Harry Potter con la sua bacchetta magica e sapeva bene di non poter promettere magie. E allora più di una passerella da un bar all’altro, forse, bisognava farlo sedere con chi, in questi anni, ha difeso strenuamente le ragioni del territorio, chi ha battuto davvero i pugni sui tavoli...ma si sa, quando arriva il Ministro è tutta un’altra storia. Quello che conta è indossare la giacca per l’occasione, farsi l’intervista di rito, stringere mani ad un pubblico che, forse, non era quello sperato...e intanto, la vocina continua a domandarsi, questa volta con rabbia: “Perchè abbiamo perso tutto questo tempo? In sette anni quante donne, quanti bambini sono morti per tumore? E quanti moriranno ancora? Ma il passato è passato. E’ arrivato il Ministro. Sfoggiamo il nostro sorriso migliore e facciamoci un selfie...".