LETTERA UE: BRUNETTA, “GOVERNO IRRESPONSABILE PROVOCA COMMISSIONE E MERCATI. VUOLE LA BOCCIATURA PER FARSI CAMPAGNA ELETTORALE”

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“Ore 12, il Governo italiano spedisce la lettera di risposta sulle osservazioni inviate venerdì scorso a Roma dalla Commissione Europea. La puntualità della risposta è però l’unica buona notizia. Per il resto, la notizia vera è che l’Esecutivo ha ammesso esplicitamente di essere andato volontariamente contro le regole europee di finanza pubblica, lasciando già intendere che è disposto ad accettare la bocciatura della manovra da parte della Commissione Europea nella riunione prevista per domani. L’altra notizia di rilievo è quella che il Governo ha messo per iscritto che intende impegnarsi a “ricondurre il saldo strutturale verso l’obiettivo di medio termine (pareggio di bilancio) a partire dal 2022″. Una frase aleatoria che non riporta per nulla l’informazione che la Commissione voleva sapere, ovvero l’anno in cui il governo prevede di raggiungere il pareggio di bilancio, condizione necessaria per far finalmente diminuire sostanzialmente il rapporto debito/Pil. L’Italia resta così l’unico Paese dell’Unione Europea a non aver definito un percorso che porti all’azzeramento del deficit, allontanandosi dall’obiettivo che si erano prefissati i precedenti Governi, ovvero quello di raggiungerlo entro il 2018, prima che il termine fosse fatto slittare al 2020.

Va inoltre sottolineata la menzogna scritta dal Governo nella lettera relativa alla ripresa della riduzione del deficit a partire dal 2020. Come abbiamo già dimostrato più volte, il deficit nel 2020 è maggiore, in valore assoluto, di quello del 2019. Quindi, non è vero che il deficit diminuisce ma aumenta. Rimane poi la considerazione sul fatto che il Governo abbia ammesso di aver lasciato a bilancio 13,6 miliardi di euro di clausole di salvaguardia sull’IVA ancora da disinnescare, che non può far finta di non conteggiarle, dopo che il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte aveva detto che il deficit previsto per il 2019 partiva già dalla soglia del 2,0%, per via delle clausole. Questa dichiarazione ha reso del tutto evidente che per l’Esecutivo il non aumento delle aliquote IVA è un diritto acquisito di fare maggior deficit e, quindi, per il 2020, il deficit programmatico è in realtà più elevato, pari al 2,9%”.