LEGGE DI BILANCIO: BRUNETTA, “SIAMO AL GIOCO DELLE TRE CARTE DEL GOVERNO LEGA-5STELLE”

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Quanto più passa il tempo e si avvicina la data entro la quale il governo sarà tenuto a presentare al Parlamento la Nota di Aggiornamento al DEF (27 settembre), contenente la revisione del quadro macroeconomico e gli obiettivi di finanza pubblica del Governo, tanto più il programma economico da oltre 100 miliardi di Lega e Movimento Cinque Stelle si sgonfia sempre più e le bellicose promesse di Matteo Salvini e Luigi di Maio di sfidare la Commissione Europea sforando i parametri comunitari su deficit e debito si trasformano in una resa senza condizioni ad accettare completamente il percorso di rientro dal deficit eccessivo concordato dai precedenti governi con Bruxelles.

Il rispetto dei parametri europei di finanza pubblica ha come immediate conseguenze l’impossibilità di realizzare la flat tax, la controriforma Fornero e il reddito di cittadinanza, nonché di irrigidire il mercato del lavoro per effetto di provvedimenti dannosi come il Decreto Dignità voluto dal vicepremier Luigi Di Maio. Se a tutto questo uniamo i vaneggiamenti del Governo sulle nazionalizzazioni di società private, allora stiamo davvero assistendo ad una retorica della quale era capace qualsiasi governo di sinistra.

Aspettiamo poi dagli amici della Lega una secca smentita sulle insistenti voci secondo le quali il cosiddetto percorso di attuazione graduale della flat tax consisterebbe nell’abbassare l’aliquota minima del 23% al 22% il prossimo anno e l’aliquota del 27% al 26% nel 2020. Forza Italia ha sempre spiegato come la flat tax con aliquota al 15% propagandata dalla Lega fosse irrealizzabile, proponendo, invece, un disegno di legge basato su un meno attraente ma sicuramente più realistico 23%, con una tax area fissata a 12mila euro. Un intervento forte, capace di imprimere una vera spinta ai consumi, sugli investimenti e sull’emersione dell’economia sommersa. I ritocchini di un punto percentuale di un’aliquota un anno e di un’altra l’anno successivo non c’entrano nulla con la vera natura della flat tax.

Sono soltanto interventi che riprendono pari pari le misure da “zerovirgola” tipiche del governo Renzi. Quanto alla questione delle nazionalizzazioni, i loro proponenti farebbero invece meglio a spiegare come mai i proventi da privatizzazioni previsti per il 2018 dal DEF di maggio, pari allo 0,3% del Pil, non si realizzeranno, considerato che sul tema non è stata fatta una singola dismissione da parte del Tesoro. Un ammanco che, unito al peggioramento del quadro macroeconomico generale dell’Italia, porterà il rapporto deficit/Pil oltre il 2,0% per quest’anno, ben al di sopra dell’obiettivo dell’1,6% concordato con la UE e con il rischio addirittura di un aumento del rapporto debito/Pil.

Per quanto riguarda gli obiettivi di finanza pubblica per il 2019, la riunione Ecofin di ieri ha messo in chiaro i paletti per l’Italia. L’Europa, per voce del commissario al bilancio Gunther Oettinger – che ha dichiarato che non rispettando i vincoli di bilancio “l’Italia si fa male da sola e può distruggere l’Europa” – e del commissario agli affari economici Pierre Moscovici – che ha dichiarato che “l’Italia deve ridurre il suo deficit come tutti gli altri stati, con una manovra realistica e pragmatica” – ha fatto intendere a chiare lettere che non concederà nessuno sconto al nostro Paese. Il che vuol dire: anche ammettendo qualche decimale di concessione sul deficit, il rapporto deficit/Pil per il prossimo anno non potrà andare oltre la soglia dell’1,5%. Un livello che permetterà, al massimo, il disinnesco delle clausole di salvaguardia sull’Iva. Qualsiasi altra misura dovrà essere coperta o con un taglio di spesa o con un aumento di altre tasse. Esattamente il gioco delle tre carte che era tipico del governo Renzi e che ha portato al crollo di consensi del Partito Democratico”.