IL MALVEZZO DEI CAMBI DI CASACCA IN POLITICA

Dal Parlamento, alle Regioni e ai Consigli Comunali è il festival dei “voltagabbana”
letto 4118 volte
1-20121106-165056-f9a356b9-367.jpg

Nel calcio i passaggi da una squadra ad un’altra (vedi Higuaìn) avvengono perché uno paga di più in termini di ingaggio e di prezzo di acquisto, anche se sono difficili da digerire, ma in politica cos’è che spinge questa gente a cambiare casacca e tradire l’elettorato che li ha votati?

E’ una domanda a cui cercheremo di dare risposta nel seguito dell’articolo.

Ogni 30 giorni, mediamente 10 parlamentari cambiano schieramento. Sono questi i dati, rilasciati da openPolis (vedi tabelle sopra e sotto), sull'attuale legislatura. Legislatura che ha il poco invidiabile record di cambi di casacca, 336, basti pensare che nella scorsa legislatura, tra il 2008 e il 2013, i cambi di schieramento sono stati "solo" 4 al mese. Ma ci sono da considerare anche i cambi di casacca a vari livelli: regionali e comunali.

Non se ne può più, in questa Italia disastrata da terremoti e da governi non eletti, i “cambi di casacca” sono una iattura perché avvengono nel corso di una legislature e a vari livelli, andando contro agli elettori che hanno votato il deputato, senatore, consigliere regionale, e consigliere comunale, in quel partito o quella coalizione.

Ora, al di là delle motivazioni che stanno alla base della scelta del deputato, senatore, etc..etc.. di turno,  c’è da considerare alcune questioni: una di principio, un’altra economica, una promessa di avere una nomina di prestigio o perché non si è avuto quello che ci si aspettava, sempre in termini di nomine in commissioni, misteri, sotto segretari etc…. 

La questione di principio riguarda soprattutto il mandato elettorale, problema di non poco conto, non per il fatto che non sia legale o vincolante, per carità, per un eletto è possibile che avvenga il “cambio di casacca”, ma la vera questione è la lealtà nei confronti dell’elettorato e di tutti i cittadini, anche di quelli che non lo hanno votato. 

Qualsiasi politico eletto, dai Consigli Comunali al Parlamento Nazionale, ha ricevuto un compito, affidatogli dai cittadini, nel caso specifico di fare “maggioranza” o “opposizione”, cioè di governare o di controllare l’operato di una maggioranza che governa. 

Questi cambi di casacca sono da considerarsi un vero e proprio tradimento verso gli elettori,  e i cittadini tutti e verso la democrazia. Certo, si sono sempre verificati, ma l’incremento in percentuale è notevole da tangentopoli ad oggi, e sarà ancora peggio in futuro. 

Il cambio di casacca da eccezione è diventato regola. La politica non ha nulla a che fare con l’ideologia e con la fede da tempo, per le recriminazioni sembra ormai essere troppo tardi, tanto più che proprio questi “cambi di casacca” sono diventati l’ago della bilancia su cui spesso e volentieri si gioca l’approvazione di molte leggi.

Ma a chi conviene il passaggio da una opposizione alla maggioranza, ad esempio? Sicuramente conviene al politico che cambia casacca. Probabilmente promesse di avere qualche posizione di prestigio o promesse di essere inserito in una posizione privilegiata in caso di elezioni, sicuramente c’è un ritorno e un miglioramento della condizione personale, sia di chi si sposta, sia di chi riceve lo spostamento.

In conclusione questi “movimenti” avvengono per un solo motivo: “il potere”, una “poltrona” e anche “soldi”. Ricordiamo i casi più eclatanti come quelli di Denis Verdini e Antonio Razzi, e altri in cui il trasformismo diventa un reato, come quello di Sergio De Gregorio che ha patteggiato un anno e otto mesi di carcere per essere passato da Italia dei Valori a Forza Italia per la modica cifra di 3 milioni di euro, e casi in cui la militanza da un gruppo all’altro avviene alla chetichella e senza fare troppo rumore.

Un vero e proprio recordman di cambio di casacca è il senatore Luigi Compagna, protagonista di ben 5 cambi: dal Misto a Gal, da Gal a NCD-Ap, da NCD-Ap di nuovo a Gal, poi di nuovo a NCD, e infine a Gal. E la legislatura ancora deve finire.

E vogliamo parlare della “coerenza” dell’onorevole Ivan Catalano, circoscrizione Lombardia 2? Poverino, nel corso degli ultimi 3 anni ha compiuto ben 4 migrazioni: dal Movimento 5 Stelle al Gruppo Misto, poi Scelta Civica prima di tornare nuovamente al Misto, che è ormai diventato, nella pratica, un parcheggio prima dell'ennesimo cambio di partito. In molti casi prima ancora di cambiare casacca si trattano le condizioni.

Questi giochetti devono finire, ma come farli finire?

Una proposta dei 5 stelle, che se fosse approvata come legge, vedrebbe una multa di 150.000 euro per ogni cambio di casacca, e nelle casse dei partiti entrerebbero, ad oggi, 50.400.000 euro, ma si potrebbero anche destinare al dissesto idrogeologico, ai terremotati, etc… Multe anche a chi cambia casacca a vari livelli.

In altri Paesi europei i cambi di casacca non sono ammessi, in Spagna e Portogallo, se cambi casacca politica è bene che te ne vai, che esci.

Allora, oltre alla multa, si potrebbe anche proporre una legge che vieti il cambio di casacca pena la decadenza da parlamentare, consigliere regionale e consigliere comunale, proprio perché si è tradito l’elettorato e il mandato, e lasciare a chi segue in lista di sostituirlo.

Ma il nostro Parlamento voterà mai una siffatta legge? Pensiamo proprio di no, e allora…vai con i voltagabbana!