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RIVOLUZIONE CRISTIANA, ROTONDI: "ESISTE BERLUSCONI, NON IL CENTRODESTRA"
"Galli della Loggia torna a stimolare il centrodestra con l’interrogativo, che accompagna il polo moderato dai trionfi del '94 fino alle odierne giornate di malinconia: qual è l’identità del centrodestra italiano?". È la domanda a cui risponde il presidente di Rivoluzione Cristiana, Gianfranco Rotondi, oggi sull'Huffigton Post.
"Si tende ad inghiottire la parola centro e a preferire la definizione di destra -scrive Rotondi- Ma tant’è: la questione è solo nominalistica. Il centrodestra - o destra che dir si voglia - non ha mai avuto una identità. Il suo successo risiede nella mancanza di identità politica, personificata da un leader carismatico specialista in mimesi: Berlusconi è sceso in campo rifiutando le identità della vecchia politica, tranne poi ricordare ai democristiani le zie suore e la campagna del ‘48, ai socialisti il sodalizio con Craxi, a ciascuna platea ha sempre concesso un pezzo dì sé. Ciò -chiarisce il presidente di Rivoluzione Cristiana- ha permesso a Berlusconi di aggregare maggioranze vaste ed eterogenee. Il canovaccio è stato lo stesso dell’interclassismo democristiano, in un tempo in cui la comunicazione aveva sostituito i corpi intermedi. Quella che con la Dc era recita collettiva, con Berlusconi è divenuta “one man show". Oggi lo showman è stanco, e ne ha ben donde: a parte gli acciacchi ed il recente malore, Berlusconi è stato fiaccato da uno “spleen” conseguito all’unica condanna passata in giudicato, q cui ha fatto seguito la cacciata dal Senato, eseguita con inaudita volgarità. Ciò che non poterono i decenni di processi, riuscì il collegio di Cassazione, che si assunse la storica responsabilità di condannare Berlusconi su fatti che erano già stati oggetto di giudizio e per i quali paradossalmente non sono stati condannati gli autori, ma il solo Berlusconi, sulla base del peloso principio del “non poteva non sapere". Ogni progetto di Berlusconi in questi anni -continua Rotondi- è stato solo razionale: ha creduto nelle larghe intese con Letta per salvare il sistema Paese, poi nel Nazareno per riformare le Istituzionj, poi in una stagione di opposizione per un nuovo centrodestra di governo. Queste svolte sono state importanti, ma senza anima: la storia del “berlusconismo” non è quella di un progetto che si può rivedere, ma di un’emozione collettiva, che solo il leader ha saputo sempre rinnovare. Solo un fattore -conclude l'ex ministro- può cambiare questa prognosi francamente infausta: una pronuncia della Corte di giustizia europea, che ridia l’onore alla toga del vecchio combattente. Sarebbe una scintilla emotiva, capace persino di far arrivare al cuore di Berlusconi le domande di Galli della Loggia".



