ROTONDI A FELTRI: "I TRE RISCHI DELL'OPERAZIONE PARISI"

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Con una lettera al Direttore del quotidiano "Libero", Vittorio Feltri, il leader di Rivoluzione Cristiana, Gianfranco Rotondi, illustra i tre rischi dell'operazione Parisi:

"Primo: il dottor Stefano Parisi non ama far di conto, a Milano gli offrivamo la nostra lista democristiana, inclusiva persino dell'Udc, e lui tra primo e secondo turno è riuscito a regalarla tutta a Sala, perdendo il Comune. Cercava l'affrancamento dalla vecchia politica e ha trovato una musata, invocava la leadership e, invece, aveva bisogno di un pallottoliere.

Silvio Berlusconi - ed è il secondo rischio, paventato da Rotondi- ha chiesto a Parisi un rapporto sullo stato di salute di Forza Italia, ma lui sta preparando una convention, da cui esclude i forzisti, tranne una lista di possibili ammessi, che trapelano col contagocce su Repubblica, divenuta l'house organ del centrodestra formato Chili. Il sospetto è che Parisi, più che rilanciare il berlusconismo, lo voglia incorporare in un carrozzone centrista. Il suo progetto -riflette il leader di Rivoluzione Cristiana- somiglia terribilmente al polo deberlusconizzato, che si riunì al teatro Olimpico di Roma nel 2012, per consegnare le spoglie di Forza Italia a Monti. Personaggi ed interpreti sono gli stessi. E a Renato Brunetta va dato atto di aver segnalato il pericolo, ora come allora.

Terzo ed ultimo rischio -spiega Gianfranco Rotondi- Claudio Martelli applaude Parisi come il nuovo Craxi, dice che il suo progetto è lo stesso del leader socialista. Non sappiamo se dal loculo di Hammamet si oda eco di capriole, ma di vero ci sta che Forza Italia con Parisi completa la reincarnazione del Psi. Sono ex socialisti il dottor Parisi, i capigruppo di Camera e Senato e tutti i principali comunicatori del partito. La transizione italiana si conclude con un partito del socialismo europeo colonizzato dai democristiani ed un partito del popolarismo europeo occupato dai socialisti. Per quanto mi riguarda -conclude la lettera pubblicata da Libero- lavoro per portare a casa loro i democristiani, e dal 1995 con coerenza sostengo che, finita la Dc, la nostra casa è il centrodestra. Accanto a Forza Italia, destra e Lega serve una forza democristiana e se qualcuno, Parisi o altri, ne vuol fare a meno, peggio per lui: la gran parte dei democristiani già vota per Renzi. È vero che il premier è spompo, come direbbe lui. Ma non è detto che il voto cattolico tomi a noi. Dio non voglia che gli errori del centrodestra ci regalino a Palazzo Chigi un Di Maio, metà a cinque stelle e metà scudo crociato".