SALERNO, 2 GIUGNO 2026 - CERIMONIA FESTA DELLA REPUBBLICA

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In occasione dello speciale compleanno della Repubblica Italiana, che quest’anno compie 80 anni, si è svolta presso Piazza della Libertà della Città di Salerno la tradizionale cerimonia della “Festa della Repubblica” organizzata dal Prefetto di Salerno, Francesco Esposito.

Le autorità civili, militari e religiose della provincia hanno assistito all’Alzabandiera solenne sulle note dell’Inno d’Italia, eseguito dell’ensemble di fiati del Liceo Statale “Alfano I” di Salerno, diretti dal maestro Pasquale Occhinegro. In contemporanea, i Vigili del Fuoco hanno srotolato il tricolore calandosi dalla torre del Palazzo del Governo, che resterà in esposizione a beneficio di cittadini e visitatori per l’intera giornata,

La Festa si è svolta in un clima di grande partecipazione, anche da parte di giovani e famiglie accorsi numerosi per rendere testimonianza attiva della celebrazione della nostra Repubblica e dei suoi valori di libertà e democrazia. La manifestazione ha suscitato anche l’interesse di molti i turisti presenti in città.

Veri protagonisti dell’evento sono stati i giovani studenti, che hanno animato la mattinata trasmettendo emozioni ed entusiasmo con le loro esibizioni ispirate all’iniziativa lanciata della Prefettura: “adotta un articolo”, immaginata per stimolare riflessioni sulla nostra Costituzione.

Hanno partecipato - insieme ai ragazzi della Consulta Provinciale degli Studenti - le scolaresche della Città di Salerno: Liceo Torquato Tasso, Convitto Nazionale Statale Torquato Tasso, Liceo Statale Francesco De Sanctis, Liceo Statale Sabatini-Menna, Istituto IPSEOA Roberto Virtuoso e l’orchestra del liceo Statale “Alfano I” di Salerno che ha scandito l’intera cerimonia.

Per quest’ottantesimo anniversario il Maestro Daniele Gibboni, accompagnato dal Maestro Nicola Tommasini, ha eseguito al violino una parafrasi di “Buon compleanno Italia”, dedicata alla Repubblica.

I ragazzi hanno, inoltre, immaginato di fare un salto indietro nel tempo: è stato allestito un seggio del referendum del 2 giugno 1946 e tutte le autorità e la cittadinanza sono state invitate a partecipare alle votazioni.

L’omaggio alla Repubblica è arrivato anche dal mare grazie alla presenza di imbarcazioni della Polizia di Stato, della Guardia di Finanza e della Capitaneria di Porto, posizionate nello specchio d’acqua antistante la piazza, da cui al termine della manifestazione sono stati accesi fuochi tricolore.

Nel corso della cerimonia il Prefetto Esposito ha ringraziato tutti coloro che hanno collaborato a rendere possibile l’evento e ha dato lettura del messaggio augurale del Presidente della Repubblica, che ha richiamato l’attenzione sull’importanza di «sostenere la trama del tessuto sociale, intercettare – insieme alla scuola e alle altre agenzie educative – bisogni, domande, aspettative delle giovani generazioni, valorizzandone talenti e potenzialità. Il dialogo, l’ascolto, la prossimità sono canoni essenziali per interpretare ogni civica responsabilità orientata alla coesione sociale. Consolidare l’architettura della fiducia tra istituzioni e cittadini, ravvivando in ciascuno il senso più autentico della partecipazione democratica, è compito persistente nella vita della Repubblica»

A seguire, il Prefetto ha salutato la “Festa della Repubblica” con queste parole: 

«Un saluto a tutte le autorità civili, militari e religiose ai cittadini e ai ragazzi che, con entusiasmo contagioso, hanno voluto colorare con la loro presenza questa bella giornata di festa.

Oggi festeggiamo insieme un compleanno speciale: gli ottant’anni della nostra Repubblica.

Celebriamo il 2 giugno 1946, giorno in cui è nata la nuova storia del nostro Paese. Una storia fondata sulla democrazia, sull’uguaglianza, sulla solidarietà, sulla pace.

In quella giornata le italiane e gli italiani accorsero in massa a votare per il referendum e per l’elezione dell’Assemblea costituente per esercitare quei diritti di libertà, finalmente ritrovati. La Patria, che rinasceva dalle ceneri della guerra, si ricollegava direttamente al Risorgimento, ai suoi ideali di libertà, umanità, civiltà e fratellanza.

Ma questa Patria portava con sé un valore aggiunto che derivava dai segni della dittatura fascista, della guerra con milioni di morti, della privazione della libertà, dei campi di sterminio, ma anche da una nuova forza che nasceva dagli ideali di chi aveva combattuto fino all’estremo sacrificio, dalla consapevolezza di aver saputo resistere e concorrere alla liberazione lasciando alle proprie spalle le macerie materiali e morali. La nuova forza s’invera nella democrazia quella con la D maiuscola e per capirlo basta ricordare che nelle prime elezioni dopo la costituzione del regno d’Italia, all’indomani della conquista dell’unità nazionale, nella primavera del 1861, su un popolo di circa 22 milioni di abitanti, gli elettori erano all’incirca 418 mila (pari all’1.89%), perché per votare bisognava essere uomini, aver compiuto 25 anni di età, aver conseguito almeno la quinta elementare, essere in regola con l’obbligo di leva militare, aver pagato almeno 40 lire di tasse. Alla fine, votarono 239 mila persone. Il 2 giugno 1946 invece per la prima volta si adottò il suffragio universale maschile e femminile, gli aventi diritti al voto erano 28 milioni, i votanti furono quasi 25 milioni. Le donne svolsero un ruolo determinante: votarono infatti 12.998.131 donne, contro 11.949.056 di uomini.

In questi numeri c’è il diverso peso della vera democrazia, in un Paese nel quale le persone smettevano di essere sudditi e diventavano cittadini, smettevano di essere diversi per diventare uguali.

La Repubblica, da quel lontano 2 giugno 1946, rappresenta la storia degli italiani e della loro libertà.

È la storia della ricostruzione, delle fatiche, dei sacrifici, spesso delle sofferenze, di tanti che emigrarono, di chi si trasferì da Sud a Nord, dalle campagne alle città, animando un periodo di sviluppo che non ha avuto eguali. È la storia della crescita della nostra comunità, di un popolo che finalmente, giorno dopo giorno, ha intessuto la trama della sua unità e, riscattandosi, si è saputo rendere protagonista della costruzione della nuova Europa.

Un cammino che si può compiere solo tutti insieme, se chi è avanti si ferma per tendere la mano a chi è più in difficoltà. Le tappe di questo itinerario le misuriamo ogni giorno con i nostri comportamenti, con le scelte, con assunzione di responsabilità, come singoli e come parte di comunità. Per percorrerlo abbiamo bisogno di tenere in tasca il nostro testo-guida, la nostra “Bibbia civile”, per dirla con il Presidente Ciampi: la Costituzione. Continuare ad affidarci l’uno all’altro.

Per festeggiare oggi questo compleanno, la Presidenza della Repubblica ha lanciato una bellissima iniziativa: “i volti della Repubblica”. Ha chiesto a tutti gli italiani di raccontare, attraverso un brevissimo video, cosa rappresenta per loro la Repubblica. Hanno aderito in migliaia, contribuendo a realizzare un archivio vivente di donne e uomini, di ogni età e regione. Se ascoltiamo le parole e osserviamo i volti ritroviamo la passione di chi continua a sentirsi parte della storia iniziata ottant’anni fa. Vorrei leggere con voi alcuni di questi messaggi.

Tra le tantissime testimonianze, una ragazza l’ha descritta così:

“Per me la Repubblica è partecipazione,

perché non ne basta uno,

dobbiamo essere un milione,

è resistenza,

il nostro spazio di incidenza.

È res publica,

perché è tua ed è mia,

è democrazia,

perché è il nostro faro quando perdiamo la via.

È libertà che si sveglia ogni giorno nel nome Repubblica.”

Ecco, la Repubblica è “partecipazione”. È fondamentale rinnovare il nostro impegno quotidiano verso il bene comune e rafforzare quel senso di appartenenza che ci lega indissolubilmente come italiani e come esseri umani. La cosa pubblica non può essere vissuta come cosa di nessuno, come realtà che non ci riguarda. Bisogna ribaltare questo sentire. Siamo chiamati tutti a fare la nostra parte per il bene comune. La Repubblica richiede consapevolezza e una società disposta attivamente alla costruzione del futuro.

Il pericolo maggiore, che ci troviamo a combattere ancora oggi, era già stato avvertito allora da uno dei nostri padri costituenti più lungimiranti, Piero Calamandrei: l’assuefazione, l’indifferenza, quella che lui chiama “irresponsabilità anonima”.

Ma la storia d’Italia, da quel giugno 1946, ha affondato la radici ed è fiorita. E il messaggio di un giovanissimo ragazzo che ha partecipato all’iniziativa del Quirinale, raccogliendo i frutti di quel germoglio, ci fa ben sperare: “Per me la Repubblica è la casa che mi ha visto nascere, quindi è la mia normalità. Normalità, non assuefazione. In un mondo che diventa pian piano meno democratico, rappresenta qualcosa da difendere e della quale essere fieri. Per me la Repubblica siamo noi.”

Un’altra italiana ci ricorda che ottant’anni fa furono chiamate a votare la prima volta nella storia d’Italia le donne, che affluirono in massa ai seggi: “Per me la Repubblica è stata il grande regalo che mi ha fatto anche mia madre, con il voto.”

Una giornalista dell’epoca, Anna Garofalo, ha descritto così quel primo voto femminile: «Le schede che ci arrivano a casa e ci invitano a compiere il nostro dovere, hanno un’autorità silenziosa e perentoria. Le rigiriamo tra le mani e ci sembrano più preziose della tessera del pane. Stringiamo le schede come biglietti d’amore».

Fu un passaggio cruciale della nostra storia che segnò l’affermazione di un nuovo protagonismo femminile nella società italiana. Da quel voto 21 donne furono elette nell’Assemblea costituente. Le 21 deputate - chiamate anche madri costituenti - parteciparono attivamente all’elaborazione del testo della Costituzione e furono determinanti anche per le riforme dei decenni successivi. Tra loro ricordiamo Maria Federici, Lina Merlin, Nilde Iotti, Teresa Noce.

“La cosa più importante della nostra vita è aver scelto la nostra parte”, questo il lascito di Teresa Mattei, eletta all’Assemblea costituente a soli 25 anni, la più giovane “tra le “madri” della Costituzione. Teresa lottò per la libertà del nostro Paese, rischiò la vita e provò sulla sua pelle la ferocia nazista. La versione definitiva dell’articolo 3 della Carta costituzionale sul principio di uguaglianza reca anche la sua firma.

Anche qui a Salerno i giovani ragazzi delle scuole, accompagnati dagli amici della Consulta studentesca - raccogliendo l’eredità dei padri e delle madri costituenti - hanno deciso di prendersi cura dei principi e valori della Costituzione, adottandone gli articoli. Non a caso l’adozione è un atto di amore e responsabilità che mette al primo posto i diritti e le necessità dell’altro.

Voglio ringraziarvi ad uno ad uno: avete fatto una importante scelta d’amore gettando un ponte tra passato e futuro.

Per non correre il rischio dell’indifferenza c’è bisogno di fiducia, senza fiducia non c’è democrazia, né libertà, né pace, né progresso. In questo momento più che mai abbiamo necessità di continuare dedicare attenzione verso gli altri, a coltivare spirito critico, dobbiamo preferire sempre il confronto pacifico di idee alla prevaricazione e alla violenza: il fine ultimo non è avere ragione a tutti i costi, ma concorrere a far vivere e rafforzare il nostro patto di convivenza civile, fondato sui valori della Costituzione.

Cari ragazzi, la fiducia e la libertà non sono realtà che semplicemente possediamo, ma qualcosa che siamo chiamati a ricostruire, continuamente nei rapporti con gli altri e nel nostro quotidiano agire. Oggi più che mai abbiamo bisogno di ricordarci le parole del compianto e amatissimo Presidente Sandro Pertini: «Io combatto la tua idea che è contraria alla mia, ma sono pronto a battermi fino al prezzo della mia vita perché tu la tua idea la possa esprimere sempre liberamente.»

Proprio a voi giovani è affidata la possibilità di tenere viva la fiducia. Fidarsi non significa chiudere gli occhi di fronte alle contraddizioni del presente, ma scegliere consapevolmente di investire nell’impegno, nei progetti comuni, nella solidarietà. La fiducia diventa così non un’eredità ricevuta, ma un gesto fondativo, non l’eredità di un mondo stabile, ma la condizione per costruirne uno nuovo, portando avanti quel patto tra generazioni impresso nella Costituzione italiana.

Come ebbe a dire il teologo e filosofo David Maria Turoldo: «Ogni mattina quando si leva il sole, inizia un giorno che non ha mai vissuto nessuno». 

È proprio questo il senso profondo di questa festa.

La Repubblica siamo noi, tutti noi, continuiamo a sceglierla e viverla giorno dopo giorno.

Viva l’Italia, viva la Costituzione, viva la Repubblica!» 

Nel corso della cerimonia sono stati insigniti delle onorificenze al Merito della Repubblica Italiana della provincia di Salerno: 

Cavaliere al Merito della Repubblica Italiana Filippo MELCHIORRE 

ANGRI

Cavaliere al Merito della Repubblica Italiana Francesco D’AMATO

Cavaliere al Merito della Repubblica Italiana Matteo MALVASO 

BATTIPAGLIA

Commendatore al Merito della Repubblica Italiana Gerardo FESTA

Cavaliere al Merito della Repubblica Italiana Walter MARANO 

BELLIZZI

Cavaliere al Merito della Repubblica Italiana Clemente GRECO 

CASTELNUOVO CILENTO

Cavaliere al Merito della Repubblica Italiana Liborio MANNO 

CASTEL SAN GIORGIO

Cavaliere al Merito della Repubblica Italiana Pietro CITRO 

CAVA DE’ TIRRENI

Ufficiale al Merito della Repubblica Italiana Carmine SCARANO

Cavaliere al Merito della Repubblica Italiana Pasquale PINTO

Cavaliere al Merito della Repubblica Italiana Maurizio ROMANO

Cavaliere al Merito della Repubblica Italiana Luigi SALSANO 

CERASO

Commendatore al Merito della Repubblica Italiana Claudio CASTALDI 

FISCIANO

Cavaliere al Merito della Repubblica Italiana Adriano GUARINIELLO 

NOCERA INFERIORE

Cavaliere al Merito della Repubblica Italiana Mario MARRA 

NOCERA SUPERIORE

Cavaliere al Merito della Repubblica Italiana Francesco D’AMBROSI

Cavaliere al Merito della Repubblica Italiana Rocco FALIVENA 

PONTECAGNANO FAIANO

Cavaliere al Merito della Repubblica Italiana Giovanni Francesco FERRO 

SAN CIPRIANO PICENTINO

Cavaliere al Merito della Repubblica Italiana Sebastiano DI FEO 

SAN GIOVANNI A PIRO

Cavaliere al Merito della Repubblica Italiana Maurizio SOLAZZO 

SAN GREGORIO MAGNO

Cavaliere al Merito della Repubblica Italiana Angela DELLI SANTI 

SCAFATI

Cavaliere al Merito della Repubblica Italiana Pasquale AMARO

Cavaliere al Merito della Repubblica Italiana Domenico CIRILLO

Cavaliere al Merito della Repubblica Italiana Salvatore CIULLO 

TORRE ORSAIA

Cavaliere al Merito della Repubblica Italiana Carlo SAVINO 

SALERNO

Cavaliere al Merito della Repubblica Italiana Enrico CESOLINI

Cavaliere al Merito della Repubblica Italiana Luigi D’ALTORIO

Cavaliere al Merito della Repubblica Italiana Concita DE LUCA

Cavaliere al Merito della Repubblica Italiana Pasquale MELILLO

Cavaliere al Merito della Repubblica Italiana Ornella PELLEGRINO