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A MOLTI DOCENTI E ALUNNI LE PROVE INVALSI NON VANNO PROPRIO GIU’. PROTESTE E SCIOPERI DEI SINDACATI
Come già fatto il il 6 e 7 maggio per le primarie, anche oggi continua lo sciopero, annunciato dall’UNICOBAS, contro le Prove Invalsi nelle scuole superiori.Le prove Invalsi 2014 sono state sempre, fin da quando furono introdotte, al centro delle polemiche da parte di chi opera nel campo della scuola. All’inizio furono i Dirigenti scolastici, insieme ai docenti, a protestare vivacemente, oggi invece gran parte dei Dirigenti scolastici si sono allineati a quanto imposto dal MIUR, e a protestare rimangono solo i docenti e gli allievi.
La crociata contro queste prove è portata avanti principalmente da pochi dirigenti scolastici ed insegnanti a cui essere valutati da tests non va proprio giù. E’ l’ennesimo mezzo per denigrare gli insegnanti e scuole. I risultati, nelle intenzioni del Ministero, serviranno a conoscere il livello di efficienza della scuola italiana basato sul grado di apprendimento e le competenze dei suoi studenti. Ne consegue che anche i docenti ed i presidi si sentano messi a loro volta alla prova, valutati per il lavoro da loro svolto e potenzialmente etichettati e discriminati qualora l’esito complessivo del test della propria classe risulterà insoddisfacente.
Ma l’idea di fondo è quella di saperne di più sullo stato della scuola italiana e di arrivare alla sua valutazione che possa essere esatta. Ma ogni anno, e siamo al settimo anno, puntualmente, si scatenano le polemiche tra i detrattori ed i sostenitori dei famigerati questionari. Quest’anno due milioni di studenti italiani appartenenti alla II e V elementare, oltre agli allievi delle terze medie e seconde superiori, si cimenteranno in quelli che i denigratori chiamano “indovinelli”, e cioè domande inerenti l’italiano, la logica e la matematica.
In tutta Italia intanto continuano i boicottaggi, le proteste e le polemiche, perché esse vanno a valutare l'efficacia della scuola ma anche a influenzare la didattica quotidiana della scuola stessa, imponendo ai docenti di piegarsi ad addestrare i propri studenti allo svolgimento dei quiz per prepararli allo svolgimento della prova sottraendo preziose ore alle materie di base e soprattutto a quelle che non sono coinvolte nella valutazione. Nella scuola primaria le Prove Invalsi riguardano soltanto Italiano e Matematica.
I sindacati però vedono le Prove Invalsi anche come una interferenza nel mondo della scuola di soggetti esterni ad essa, che mirano a standardizzare l'insegnamento facendo della scuola una azienda omologata e rendendo l'istruzione una merce uguale per tutti correndo il pericolo che il ruolo della scuola non sia più quello della formazione dei futuri cittadini ma che diventi quella di addestrare "forza lavoro" con competenze generiche e flessibili che si adattano alle diverse condizioni del mondo del lavoro.
Come si sa l’art. 5 della legge 176/07 stabilisce che, “a decorrere dall'anno scolastico 2007-2008 il Ministro della pubblica istruzione fissa, con direttiva annuale, gli obiettivi della valutazione esterna condotta dal Servizio nazionale di valutazione in relazione al sistema scolastico e ai livelli di apprendimento degli studenti, per effettuare verifiche periodiche e sistematiche sulle conoscenze e abilità degli studenti iscritti alle classi seconde e quinte della scuola primaria e alle prime e terze classi della scuola secondaria di I grado, nonché altre rilevazioni necessarie per la valutazione del valore aggiunto realizzato dalle scuole”.
Con la Direttiva n.74 e n.75 del 15.09.2008 il Ministro ha stabilito che a regime tutte le classi indicate nella legge saranno sottoposte a rilevazione annuale degli apprendimenti; il regime transitorio di durata triennale ha previsto che anche quest’anno, diversamente dallo scorso anno scolastico 2008-09, la somministrazione delle prove riguardi le classi seconde e quinte della scuola primaria, cui si aggiungono le classi della prima e le terze della scuola secondaria di primo grado nell’anno scolastico 2009/10 e adesso anche alle superiori. Quindi una prova in più per la valutazione all’esame di licenza. Inoltre, fa media con le altre prove scritte.
Ma da dove origina la protesta dei docenti e degli alunni? Ebbene, la protesta parte da alcuni aspetti emersi nel corso delle prove sostenute dagli alunni durante gli anni scorsi, e ritenuti negativi e pregiudicanti ai fini della valutazione degli alunni, soprattutto dei più meritevoli:
L’INUTILITA’ DELLA PROVE
-Un sistema di valutazione non adatto alla scuola italiana, che avrebbe bisogno soprattutto di cambiare prima i programmi rendendoli semmai adeguati alle prove INVALSI.
-I professori non sono preparati per dare agli allievi la forma mentis per risolvere i quiz INVALSI.
-A lungo termine, distruggeranno la didattica e la scuola pubblica a favore della scuola privata.
-Molti docenti , per non fare brutte figure con la propria classe, spesso aiutano gli alunni o completano i quiz, lasciati in sospeso dagli alunn,i durante la correzione.
LA DURATA E IL TEMPO
-La durata di ciascuna prova è esigua e insufficiente rispetto ai quesiti da svolgere, sia in italiano che in matematica;
-Le prove sono ritenute troppo corpose per essere somministrate nella stessa giornata, con un intervallo di appena 15 minuti tra una prova e l’altra;
-Eccessiva burocrazia;
LA VALUTAZIONE
-La valutazione è ritenuta troppo restrittiva rispetto al numero di risposte corrette registrate, data la difficoltà e i tempi delle prove;
-L’Incidenza eccessiva e negativa della prova INVALSI sulla valutazione degli esiti finali e dell’intero curriculo, che tiene conto dei livelli di partenza, dei progressi registrati e del livello di maturazione.
-La mancata previsione di un incentivo per i docenti, sovraccaricati di un onere che spetterebbe agli istituti di rilevazione dati, preposti a tale scopo. I docenti, infatti, sono costretti a trattenersi oltre l’orario scolastico e ad oltranza fino al temine della correzione, senza alcuna retribuzione.
-Gli alunni non vogliono essere valutati come numeri.
-I docenti e i genitori ritengono il sistema di valutazione a quiz ridicolo e privo di ogni validità scientifica.
-Le valutazioni degli alunni, dei docenti e anche delle scuole, serviranno per spostare i finanziamenti alle scuole più “virtuose”.
-Non si può americanizzare la nostra scuola, quando la nostra scuola pubblica è stata sempre ritenuta una delle migliori al mondo.
In definitiva, i genitori e i docenti pensano che l’Invalsi sia stato l’ennesimo carrozzone messo su per sistemare questo o quell’altro amico. Inoltre, le prove somministrate agli alunni non sono rispondenti ai programmi attuali. Da qui derivano le votazioni che sono nel 45% dei casi, negative, e facendo media, abbassano di molto i voti finali degli allievi.
“Sì, la vita è tutt'un quiz”, cantava Renzo Arbore con tutta la sua banda qualche anno fa, ed è quello che il MIUR ha fatto della scuola italiana: una Scuola a quiz! Ma i COBAS, che protestano, vanno anche oltre e accusano il Governo di voler realizzare la ‘piena eguaglianza’ tra scuola privata e pubblica, tagliare un anno di scolarità e quindi un’altra cospicua parte di spese per l’istruzione pubblica (già ridotte del 30% negli ultimi 20 anni), e bloccare per altri sei anni contratti e salari nella scuola.



