DON LUIGI MEROLA AFFASCINA SCAFATI. TANTE LE PERSONE PRESENTI IN BIBLIOTECA PER INCONTRARE IL "PRETE ANTICAMORRA"

letto 2340 volte
donluigimerolascafati.jpg

Una serata d’eccezione quella che si è svolta ieri presso la sala consiliare della Biblioteca Francesco Morlicchio di Scafati. A calamitare l’attenzione delle tante persone accorse, la simpatia e la forza d’animo di chi da anni dedica la sua vita alla legalità e alla lotta alla camorra.

Don Luigi Merola, non è semplicemente un uomo di Chiesa ma è un uomo figlio della propria terra e con l’amore che solo un figlio può provare, si batte quotidianamente per curare l’ atroce male che affligge la Campania. Un impegno che lo ha portato a condannare apertamente dall’altare della Chiesa di San Giorgio, parrocchia del quartiere napoletano di Forcella, i clan camorristici radicati sul territorio. Da quel momento l’inizio del suo calvario: le continue minacce di morte e le numerose intercettazioni che rivelano il progetto del suo assassinio, lo costringono ad una vita blindata, condotta sotto la costante vigilanza di quelli che lui stesso definisce i suoi “angeli terreni”, i carabinieri della sua scorta.

Ciò non ha però impedito a don Luigi Merola di continuare il suo percorso: nel 2004 fonda l’associazione "’A voce d'e creature", nel quartiere Arenaccia, grazie alla quale recupera i ragazzi a rischio e in particolar modo quelli che si sono allontanati dalla scuola, attraverso corsi di formazione, laboratori musicali e teatrali. L’incontro con la cittadinanza scafatese, fortemente voluto e coordinato dal consigliere comunale, la dott.ssa Carmela Berritto, ha visto la partecipazione e il contributo del Sindaco Pasquale Aliberti, dell’Assessore alla cultura Fogliame, della direttrice della Biblioteca comunale, la dottoressa Maria Benevento, e dell’attrice Rosaria De Cicco a cui è stata affidata la lettura di alcune pagine dell’ultimo libro di Don Merola, “Storie di ragazzi tra legalità e camorra”.

I proventi del libro saranno interamente devoluti all’associazione che, stando alle parole di don Luigi, fa sempre più fatica a sopravvivere vista la lontananza e lo scarsissimo aiuto delle istituzioni, nei confronti delle quali il prete non risparmia critiche, scagliandosi in particolar modo contro i tagli al settore sociale che hanno reso ancora più ardua l’ opera di bonifica del territorio. Una testimonianza toccante la sua, soprattutto quando si sofferma a raccontare dei suoi alunni e di che grande vittoria sia vederne anche solo uno frequentare la scuola: classi intere di ragazzi con entrambi i genitori in carcere e nessuno che li segua nel loro percorso scolastico. Da qui l’esortazione ai docenti, affinché svolgano il loro lavoro con amore e pazienza ricordando il significato del loro compito, cioè quello di recuperare fino all’ultimo bambino.

L’Italia ha bisogno di un esercito di insegnanti- ribadisce a gran voce- il primo male del nostra Paese non è la camorra ma la cattiva educazione ed è per questo che ognuno deve assumersi la propria responsabilità. Ad un bambino -conclude don Merola- spiegherei che la sete di giustizia può essere appagata solo attraverso l’impegno quotidiano. Per me questo è legalità: essere cittadini e impegnarsi giorno dopo giorno, ricordando che non tutto il tessuto è malato e che una guarigione è ancora possibile”.

A soffermarsi sull’argomento anche la dott.ssa Berritto in qualità di educatrice: “E’ fondamentale che la scuola sia per i ragazzi una madre e non una matrigna, che rappresenti un sostegno e non una nemica. Gli insegnanti devono necessariamente affiancare la famiglia nel difficile percorso di educazione ai valori morali e civili affinché insieme si contribuisca a formare cittadini onesti".