LIONS CLUB POMPEI, CONVEGNO–DIBATTITO SUL TEMA DISTRETTUALE “DIFENDIAMO LA LINGUA ITALIANA ATTRAVERSO LA VALORIZZAZIONE DEI DIALETTI LOCALI”

Venerdì 10 Gennaio 2014, ore 17,30, “Aula Consiliare” Casa Comunale – Piazza Bartolo Longo – Pompei
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Proseguendo nel solco dei temi distrettuali, il club lions Pompei ha organizzato il convegno “Difendiamo la lingua italiana attraverso la valorizzazione dei dialetti locali”. Come al solito il convegno si è tenuto nella Sala Consiliare del Comune di Pompei, sempre disponibile nei nostri confronti, anche perché il Sindaco Claudio D’Alessio è nostro socio e anche past President del nostro club.

A relazionare sono stati due cultori della lingua italiana e del dialetto: Il prof. Ing. Francesco Murolo – Università Federico II° di Napoli – “L’evoluzione della lingua italiana: nascita di una lingua” E il prof. Carlo Iandolo – Docente Lettere Classiche Ist. Istr. Sup. Dialettologo – “Caratteri fondamentali del Napoletano”.

Dopo i saluti del Dr. Pasquale Scarafile, Presidente Lions Club Pompei, il cerimoniere ha dato la parola alla Presidente del Comitato Distrettuale, prof.ssa Maria Rosaria Titomanlio, che dopo i saluti di rito ha detto: ”….Vedete, la nostra è la lingua di una illustre tradizione letteraria, apprezzata negli istituti di cultura di tutto il mondo, però poco conosciuta e valorizzata in patria. Nella coscienza degli italiani coesistono atteggiamenti decisamente contraddittori, ci si schiera in difesa dell’italiano tradizionale, ma circolano una miriade di anglicismi che rivelano purtroppo snobismo e provincialismo. Manca in Italia la coscienza di possedere una propria lingua come primaria risorsa per sentirsi popolo. E' necessario promuovere l'unicità ed il valore del nostro idioma attraverso lo studio della lingua del passato ed il monitoraggio critico di quella contemporanea. Perdere la nostra lingua vuol dire perdere identità, cultura e bellezza che sono le uniche strade perché l'uomo possa realizzare appieno le sue capacità intellettuali e sociali. Difendere la propria lingua è un impegno di civiltà….”.

Dopo di lei sono seguiti i saluti del Presidente di zona, dott. Antonio Guerrasio, e del Presidente della II° Circoscrizione, Prof.ssa Annalisa Quartuccio. Infine, il cerimoniere ha dato la parola alla responsabile circoscrizionale del tema distrettuale, prof.ssa Mariù La Marca che ha introdotto e moderato il convegno di cui è stata anche promotrice, e alla cui organizzazione ha partecipato con molto impegno, come sempre, denotando amore per la materia e senso di appartenenza verso il lionismo e il suo club Pompei. Mariù La Marca ha voluto precisare, tra le tante cose dette: “…..possono i lions impegnarsi in una campagna a favore della difesa e della diffusione della lingua italiana? In questa nostra epoca della globalizzazione non vi e' occasione nella quale non si sottolinei l'assoluta necessita' di conservare e rafforzare la propria identita' culturale e sociale, l’argomento non e' sicuramente peregrino ed investe in modo diretto anche il lionismo sempre piu' sollecito ad occuparsi della salvaguardia dei valori fondanti della comunita' e quindi della identita' del popolo di cui siamo espressione e interpreti morali….”.

Poi ha dato inizio al convegno vero e proprio, dando subito la parola al primo relatore, l’ing. Francesco Murolo, un vero cultore della lingua italiana, che ha parlato delle origini storiche dell’italiano e del fatto che è una delle più studiate ed apprezzate al mondo, pare che siano circa 400 mila ogni anno le persone, di livello culturale e sociale piuttosto elevato, che in giro per il mondo accedono ai nostri Istituti Italiani di Cultura ed alle sedi della Società Dante Alighieri, per amore della nostra lingua, per apprenderla, e non ai fini strumentali e speculativi, ma perché attratti dalla storia, cultura e bellezza del nostro paese e della sua letteratura. Da molti linguisti infatti la lingua italiana è ritenuta la più bella al mondo, ineguagliabile nella capacità di arricchire spiritualmente il discente. E’ possibile individuare tre fasi nella storia della lingua italiana, la latinizzazione, l’affermazione del volgare, la italianizzazione. Tanti sono stati gli annedoti raccontati, infatti, ha detto anche che se si viaggia in Europa verso occidente, si scoprirà, ad esempio, quante analogie il piemontese abbia con le lingue parlate in Francia e nella Penisola Iberica, essendo una lingua originata dalla combinazione del latino col celtico, e quindi strettamente imparentata con il ligure, il francese, il bretone, il provenzale, il catalano, il portoghese, ecc.. Ha parlato della trasformazione della lingua italiana, del suo crescente imbarbarirsi di sinonimi in lingua straniera (es.: killer al posto di sicario, week-end al posto di fine settimana, boxe al posto di pugilato, ecc.), di inflessioni dialettali napoletane e romanesche simpatiche e pittoresche, del gergo giovanile (airbag per indicare una ragazza di seno abbondante, figo o figa per indicare un bel ragazzo o una bella ragazza, sbianco per descrivere un sentimento di vergogna), di terminologie mediate dal mondo dell'informatica (cliccare, formattare, interfacciare, ecc.).

Io penso – ha detto il prof. Murolo - che il ruolo della lingua italiana vada difeso strenuamente e con tutti i mezzi sia all'interno che all'esterno dei confini nazionali che restano, per intenderci, dalle Alpi a Lampedusa. Ma come si può difendere qualcosa per la quale pochissimi mostrano di provare interesse? Ecco spiegato il motivo di questa impalpabile, ma inesorabile erosione della lingua italiana, che va ben al di là del normale processo di trasformazione, di adattamento e di evoluzione naturale di ogni lingua”.

Ma per difendere la lingua italiana bisogna valorizzare i dialetti locali. E qui è intervenuto il secondo relatore, il prof. Carlo Iandolo, professore di liceo che si autodefinisce “Dialettologo”, studioso del dialetto, nel suo caso, il napoletano. Per lui non è colpa del governo o della scuola, o di altri, se molti si vergognano di usare il dialetto, e proibiscono ai figli di usarlo, e quando il solito insegnante "fesso" ne propone lo studio in seno ai consigli di classe, i genitori insorgono peggio che contro una bestemmia. Perchè per molti il dialetto è stato il marchio di terrone DOC. Ma il dialetto è la nostra storia, e se lo cancelli resti senza radici, senza padre e senza madre. Il dialetto è la ricchezza di una lingua, è il manicaretto preparato con antichi profumi rispetto al fast-food d'ogni giorno. Tutti i critici ormai riconoscono al dialetto, che sia napoletano, siciliano, o altro, qualità e caratteristiche tali da definirlo scientificamente LINGUA e non dialetto. E infatti, come ha detto la Presidente di Circoscrizione, Annalisa Quartuccio, nel suo saluto agli intervenuti, “l’Unesco riconosce il napoletano come lingua, e non dialetto, seconda solo all’italiano per diffusione tra quelle parlate nella penisola. Sicuramente si tratta dell’idioma italico più esportato e conosciuto grazie anche alla canzone classica partenopea, una delle maggiori espressioni artistiche della cultura occidentale che da più di un secolo diffonde in tutto il mondo la bellezza della parlata napoletana. Una lingua romanza che, nelle sue variazioni, si parla correntemente nell’alto casertano, nel sannio, in irpinia, nel cilento, e nelle zone più vicine di Lazio, Abruzzo, Basilicata, Calabria, Molise e Puglia, ovvero tutti quei territori che nelle antiche Due Sicilie costituivano il Regno al di qua del faro di Messina laddove la lingua nazionale era appunto il Napolitano, mentre il Siciliano era la lingua nazionale del Regno al di la del faro (Sicilia)”.

A questo proposito, il prof. Iandolo ha allietato gli ascoltatori presenti con dissertazioni sulle variazioni stesse che ha avuto nel tempo la “lingua” napoletana e sulle trasformazioni derivate anche dalle dominazioni che ha avuto il territorio napoletano. Ad esempio “Pazziare”, che in Italiano vuol dire giocare, deriva dal greco “pàizein”. E paccaro, che vuol dire schiaffo, deriva dal greco “pasa cheir”. Profonda è stata poi l’influenza del latino (nel 326 a.C la città diventò una colonia dell’impero Romana), la lingua parlata dai napoletani fino al 1200 circa. Dal termine latino “intras acta”, ad esempio, deriva la parola napoletana ‘ntrasatta’ (improvviso). Ed è proprio nel XIII secolo che il dialetto napoletano (così come anche gli altri della penisola italica) comincia a prendere forma. Le successive dominazioni hanno poi fatto il resto. “Ajére”, che in Italiano vuol dire ‘ieri’, deriva dallo spagnolo “ayer”. “Canzo”, che vuol dire tempo (a Napoli diciamo damme ‘o canzo, cioè dammi il tempo), deriva dal francese “chance”. La parola tamarro (zotico), deriva invece dall’arabo “al-tamar” (mercante di datteri). Di origine inglese è poi nippolo (pallina di lana): deriva da “nipple”. E quante parole italiane sono state trasformate in dialettali cambiando solo una lettera, ad esempio la “d” con la “r”: Madonna- Maronna, o brodo- o bror, gradino- e grar, e le doppie consonanti iniziali derivano dal latino vac a Napule, quella a deriva da ad Napule, etc…etc…

Insomma, la “lezione” è diventata tanto gradevole che gli intervenuti speravano quasi durasse ancora e non finisse mai. Alla fine il past Governatore Emilio Cirillo ha tratto le conclusioni del convegno, ritenendosi pienamente soddisfatto dell’andamento del convegno e della bravura dei relatori, ai quali sono state poi consegnate due targhe ricordo offerte dal club lions Pompei.

Ma ecco come si è espressa Annalisa Quartuccio alla domanda su come era andato il convegno: “Un pomeriggio costruttivo, con approfondimenti interessanti; grazie a Mariù La Marca, responsabile per la II Circoscrizione del Tema Distrettuale, per la perfetta coordinazione della serata e grazie al club Pompei host e al Presidente Pasquale Scarafile per la bella organizzazione!”.