TABLET IN CLASSE: MA E' UNA PRIORITA' DELLA SCUOLA'

Il ministro della pubblica istruzione Profumo ha stipulato con 12 regioni italiane accordi finalizzati a rendere la scuola italiana sempre più digitale e sempre più capace di imparare e insegnare grazie alle nuove tecnologie. Ma chi paga'
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Negli ultimi anni la scuola più che digitale sta diventando virtuale. infatti, Dal 1995 ad oggi, i fondi per l'autonomia delle Istituzioni scolastiche si sono ridotti a meno di un quarto, e, di tale somma le scuole gestiscono direttamente una quota inferiore al 10% (come la gestiscono è da rifletterci sopra).

E pensare che dovrebbero servire ad ampliare l'offerta formativa recependo le istanze locali del territorio. I dirigenti scolastici sono stati ridotti del 20%, ma questo è il male minore, perchè basterebbe promuovere quei docenti più preparati e si avrebbero Dirigenti pronti a sostenere questo gravoso (sic) onere, ma non è previsto da una legge obsoleta che deprime da anni la classe docente; il personale ausiliare o collaboratori scolastici, tecnico e amministrativo sono stati ridotti del 17%. Ci sono in media 3 bidelli per ogni plesso scolastico e bisogna augurarsi solo che non si ammalino mai e che gli edifici non superino il piano terra. Altrimenti addio vigilanza sui vari piani.

Molte scuole sono state accorpate e così un dirigente scolastico e un amministrativo devono barcamenarsi fra due o più scuole. Dal punto di vista meramente finanziario, la spesa per singolo allievo diminuisce, anche se di poco. C'è da domandarsi, però, se sia possibile per i dirigenti scolastici e amministrativi redigere e gestire due bilanci diversi, presiedere e governare due collegi docenti differenti e così via.

L'offerta curriculare della scuola si è ridotta. I professionali sono passati da 40 a 32 ore settimanali, idem per i tecnici. I licei giungono alla soglia delle 27 ore settimanali. L'innalzamento degli studenti per classe, l'accorpamento delle classi di concorso (realizzato centralisticamente e in maniera dissennata) ha come effetto la mancanza di continuità didattica. I docenti si suddividono su più scuole, con il risultato che viene meno la relazione quotidiana con gli allievi.

Forse, prima dei tablet, sarebbe opportuno assicurasi che nelle scuole ci siano i banchi e le sedie di numero e fattura adeguata, che a tutti sia assicurata la scuola dell'infanzia (vero strumento per combattere la dispersione scolastica), che i consigli di classe siano al completo ad inizio anno scolastico. Insomma, bisogna prima pensare ai quasi 8 milioni di studenti che affollano le aule scolastiche per i quali l'ordinario è sempre meno garantito, agli edifici scolastici, dei quali uno su cinque è inagibile o ha bisogno di ristrutturazioni, e poi, ai tablet, che possono benissimo aspettare.

E' la stessa cosa di quando furono, in moltissime scuole, realizzati i laboratori di informatica e linguistici, senza che gli insegnanti fossero preparati. Infatti, solo 2 su 5, sanno far funzionare i PC messi loro a disposizione, nonostante i corsi di aggiornamento. Eppure, tutti hanno una e-mail che li collega al Ministero della Pubblica Istruzione, ma molti di essi se le fanno leggere dai figli o dai colleghi.

Allora, un sistema per trovare i fondi per i tablet ci sarebbe, prenderli dal fondo d'Istituto, eliminare tutti quei progetti inutili e salvarne solo qualcuno più serio, così uscirebbero i fondi. Meno progetti più qualità. Ma, come sempre succede, i dirigenti scolastici preferiscono fare anche i progetti inutili.

Alle scuole medie, che si sono ormai elementarizzate, perchè molti dirigenti provengono dalle scuole elementari, si preferisce, come si fa alle elementari, fare progetti del tipo, "Festa dell'autunno", "festa della primavera", etc.., che oltretutto fanno perdere ore frontali di lezione. Quindi eliminando questi progetti inutili, uscirebbero i soldi per i tablet.

La vera vergogna però è che non esiste una legge che permetta agli insegnanti di avere una progressione di carriera: entrare nella scuola come insegnante e uscirne, magari, come dirigenti un Istituto, perchè, credetemi, ce ne sono tanti che sono migliori di tanti dirigenti che si conoscono.