Organizzazione a cura del COLLETTIVO GRANMA di ALBANELLA
Il 25 febbraio 2017 verrà presentato a Albanella il libro “Camorra nostra – Nascita di una s.p.a. del crimine” – saranno presenti l’autore, con Antonio Manzo e Rosaria Capacchione. Alle ore 18 a palazzo Spinelli.
PRESENTAZIONE DEL LIBRO: CAMORRA NOSTRA – NASCITA DI UNA S.P.A DEL CRIMINE
DI GIORGIO MOTTOLA
25 FEBBRAIO ORE 18.00 PRESSO PALAZZO SPINELLI
PIAZZETTA MARCONI – ALBANELLA
INTERVERRANNO
Giorgio Mottola Autore del libro
Senatrice Rosaria Capacchione Membro Commissione Parlamentare Antimafia
Antonio Manzo Giornalista de “IL MATTINO” di Napoli
Rocco Agostino Moderatore
VI ASPETTIAMO NUMEROSI!
CAMORRA NOSTRA DI GIORGIO MOTTOLA, ovverlo la nascita di una Spa del crimine LA METAMORFOSI MAFIOSA DELLA CAMORRA E LA NASCITA DEL CLAN DEI CASALESI NELLE RIVELAZIONI DEL PENTITO FRANCO DI CARLO.
«Non chiamatela camorra. È Cosa nostra».
Questa sorprendente dichiarazione di Franco Di Carlo ha indotto Giorgio Mottola a ripercorrere la storia della camorra seguendo le rivelazioni dell’ex boss del clan dei Corleonesi, uno dei pentiti più attendibili. A lui Totò Riina aveva affidato, insieme ad altri fedelissimi, il delicato compito di gestire, negli anni Settanta, l’espansione dell’organizzazione siciliana sul continente. Grazie alla sua testimonianza, si scopre come avvenne, a partire dal dopoguerra, la colonizzazione mafiosa di Napoli e quale «formazione» seguirono i capifamiglia e i giovani guappi che, da piccoli criminali dediti allo spaccio e al contrabbando, si trasformeranno in industriali del crimine, con stretti agganci nella politica e nella finanza. Il silenzioso dominio della Cupola cambia il corso del narcotraffico internazionale, espande gli affari nel Nord d’Italia e traccia un disegno dei rapporti di forza fra le famiglie che porterà, negli anni Novanta, all’egemonia dei Casalesi.
In questo viaggio alle radici di Gomorra si affacciano sotto una luce del tutto nuova vicende storiche: l’assassinio del marito di Pupetta Maresca, i rapporti fra Raffaele Cutolo e i Corleonesi, la faida fra i Nuvoletta e Antonio Bardellino, la trattativa per la liberazione di Ciro Cirillo, rapito dalle Brigate Rosse tre anni dopo la morte di Aldo Moro. La verità raccontata da Di Carlo non ha precedenti né nelle dichiarazioni di altri pentiti siciliani o campani né nelle carte della magistratura, ma trova puntuali riscontri dispersi in migliaia di pagine di atti giudiziari, che l’autore ha scandagliato per scrivere, della camorra, la storia che non è mai stata raccontata.
IL LIBRO
camorra-G.C.- Sono anni che il signore di Altofonte Franco Di Carlo, memoria storica dei corleonesi, lo sostiene.
E sono state proprio le sue sorprendenti rivelazioni a indurre il giornalista Giorgio Mottola -che dal 2012 collabora con Report, il programma di Milena Gabanelli- a ripercorre la storia de “‘O Sistema”, partendo dal dopoguerra fino ai giorni nostri, e riportarla nel suo nuovo libro, edito dalla Sperling&Kupfer: “Camorra Nostra”.
Un viaggio attraverso il mondo di “Gomorra”, ormai sempre più conosciuto grazie ai libri e alle fiction, ma del quale molti angoli erano, fino ad adesso, rimasti nell’ombra.
Raccogliendo le preziose dichiarazioni di Di Carlo e di altri collaboratori di giustizia, compiendo una precisa ricerca e analisi sul fenomeno camorristico, Mottola consegna un saggio avvincente e rivelatorio, con precisi riferimenti agli anni Settanta, quando, per “colpa” dei soggiorni obbligati, i boss di Cosa Nostra iniziarono a spostarsi in Campania, ampliando il proprio raggio d’azione. Stefano Bontade, prima, e Totò Riina, dopo.
E fu proprio Di Carlo a contribuire alla creazione di una nuova organizzazione, fino a quel momento semplicemente dedita al contrabbando di sigarette e suddivisa in tre famiglie: quella di Michele Zazà, quella dei Nuvoletta e quella dei Bardellino.
Un gioco di pesi e contro-pesi che necessitava di un supervisore, il quale potesse disciplinare il contrabbando e mantenere gli equilibri stabili: “Totò Riina aveva pensato a Bernardo Brusca, ma alla fine venni scelto io”, raccontò, anni fa, alla nostra testata, Franco Di Carlo, specificando anche come si trattasse di un impegno tutt’altro che semplice: la vicinanza di Bontade ai componenti della famiglia Zazà e quella dei Nuvoletta a Riina creava rivalità, soprattutto a fronte dell’imminente guerra di mafia che sarebbe, di lì a poco, esplosa in Sicilia e le cui avvisaglie cominciavano ad essere avvertite in tutto il meridione.
Fu così che Di Carlo s’ingegnò nel trovare la soluzione ideale ad evitare ulteriori contrasti:
“Un giorno mi ritrovai a Marano insieme a Totò Riina e Bernardo Brusca in un appartamento messoci a disposizione da Nuvoletta”, ricorda. “Dissi: “Totù, visto che in Campania c’è molto spazio, perché tutto in mano ad una sola famiglia? Ne creiamo due: una per il Nord Campania e una per il Sud. Alla famiglia di Cosa Nostra dei Nuvoletta diamo il Nord di Napoli, Caserta e il basso Lazio. Agli altri, Zaza e soci, Napoli città, Salerno e Avellino compresa”.
A Riina l’idea piacque: “Tanto i Nuvoletta siamo noi, Cosa Nostra, e nell’altra famiglia anche Michele Zaza è intimo con noi”.
E i casalesi? Anche loro, assorbite le dinamiche corleonesi e dato vita ad una sorta di federazione di famiglie mafiose, erano divenuti parte integrante di Cosa Nostra.“Fu nel 1977 che lo combinammo Bardellino, aveva dimostrato bravura ed impegno”, ha ricordato ancora Di Carlo.
“Due guappi avevano sgarrato, se ne era occupato lui, li aveva attirati in in una proprietà dei Nuvoletta, nelle campagne attorno a Marano, poi li aveva strangolati e arrostiti nel falò. Per premio gli fu concesso di entrare in Cosa Nostra, io gli spiegai le regole e gli feci da padrino.”
Dichiarazioni esplosive, il cui contenuto è stato analizzato eccellentemente da Mottola nel suo libro, ripercorrendo anche altri momenti emblematici della storia della camorra e, più in generale, dell’Italia criminale: l’assassinio del marito di Pupetta Maresca,
i rapporti fra Raffaele Cutolo e i Corleonesi, la faida fra i Nuvoletta e Antonio Bardellino e, non in ultimo, la trattativa per la liberazione di Ciro Cirillo, rapito dalle Brigate Rosse tre anni dopo la morte di Aldo Moro.
GLI AUTORI GLI AUTORI
Giorgio Mottola, giornalista, dal 2012 lavora per Report con Milena Gabanelli. Ha collaborato con il Corriere della Sera, Il Fatto Quotidiano, Rainews. È stato coautore del documentario Mafia Bunker (Fox Italia, 2013) e consulente della BBC sulla criminalità organizzata. Ha pubblicato, con Maurizio Torrealta, Processo allo Stato (Bur 2013).
Franco Di Carlo ha iniziato la sua carriera criminale negli anni ’60 diventando presto consigliere di Totò Riina. Ha gestisce a Milano il riciclaggio dei soldi dei corleonesi e, negli anni ’80, il traffico di droga da Londra. Arrestato, nel 1996 è diventato collaboratore di giustizia per le inchieste sugli omicidi di Mauro De Mauro e Piersanti Mattarella e per i contatti di Marcello Dell’Utri con Cosa nostra.
LA TRAMA
«Non chiamatela camorra. È Cosa Nostra». Con questa dichiarazione sorprendente Franco Di Carlo, ex boss di Cosa nostra vicino a Totò Riina, apre il suo racconto della vera nascita della camorra, che risale agli anni Settanta, quando un gruppo di corleonesi, per espandere gli affari oltre la Sicilia, iniziano la «formazione mafiosa» dei giovani camorristi. Da lì inizia il percorso, ricostruito da Mottola, che trasformerà dei guappi dediti a contrabbando e spaccio in industriali del crimine, con rapporti stretti con la politica e la finanza. Da lì iniziano anche le faide che mettono fuori gioco i vecchi capi e porteranno, secondo il disegno strategico della Cupola, all’egemonia dei casalesi. Un viaggio alle radici di Gomorra con storie inedite che permettono di vedere all’opera, da molto vicino, i boss più spietati.



