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NAPOLI, PRESENTAZIONE DEL LIBRO "OTTO GIGANTI A GUARDIA DEL PALAZZO" DI GINA CARLA ASCIONE
6 Febbraio 2015, ore 16,30, presso Palazzo Zevallos Stigliano, via Toledo 185, NapoliIl giorno 6 febbraio 2015, alle ore 16,30, presso Palazzo Zevallos Stigliano a Napoli (via Toledo 185) sarà presentato il volume dal titolo OTTO GIGANTI A GUARDIA DEL PALAZZO di Gina Carla Ascione, con foto di Giovanni Genova, Edizioni BIBLIOPOLIS.
Il volume riporta lo studio delle otto sculture che decorano la facciata principale del Palazzo reale di Napoli, spunto per un interessante viaggio nella Napoli di fine Ottocento con la sua smania di rinnovamento, spesso in contrasto con le difficoltà quotidiane di un momento critico per la città e per la nazione. Sullo sfondo, la storia di un popolo abituato a vivere all’ombra della sua corte e che, con l’unità, cerca nuovi spazi nel panorama artistico e culturale italiano. Interessi, slanci, contrasti tra gli scultori e i committenti prendono vita insieme con gli otto giganti di marmo affidati agli scalpelli di altrettanti maestri pronti a tutto pur di emergere, offrendo alla patria opere degne \"del più insigne monumento dell’Italia moderna\".
Lo studio ricostruisce le fasi di ideazione, realizzazione e messa in opera delle otto colossali statue che dal 1888 decorano le nicchie del prospetto principale del Palazzo Reale di Napoli: poste sotto gli occhi di tutti, ma di rado guardate con attenzione, le statue raccontano, con la loro ingombrante presenza, un momento di grande fervore culturale ma anche di forti contraddizioni, che investì la città all’indomani dell’unità d’Italia. Per il viaggiatore attuale di passaggio nel “salotto buono di Napoli” rappresentano un’immagine topica, da immortalare con uno scatto fotografico, per i napoletani di una certa età costituiscono il ricordo di una irriverente filastrocca imparata quando erano scugnizzi, per i bambini di oggi lo sfondo per infinite partite di pallone. In realtà, al di là della retorica dei gesti e della magniloquenza del tema, le grandi statue, accolte dalle nicchie vanvitelliane, possono essere considerate un campionario della scultura meridionale della seconda metà del XIX secolo.
Il rinvenimento, presso l’Archivio di Stato del carteggio tra Annibale Sacco, direttore della Real Casa di Napoli e Urbano Rattazzi, segretario generale della Real Casa di Roma, ha consentito non soltanto di ricostruire nei minimi dettagli la storia della realizzazione dei colossi, ma anche di seguirne le vicende istituzionali, amministrative ed artistiche. Dall’analisi dei documenti si desume che l’impresa di Sacco ebbe in primo luogo una valenza politica, in quanto il suo proposito fu quello di sottolineare l’identità nazionale attraverso immagini emblematiche, che rappresentassero la continuità tra il nuovo Regno e il glorioso passato della città. Ebbe, inoltre, valore simbolico, dal momento che a Napoli fu realizzata la prima e più importante opera celebrativa dell’Italia unita, iniziativa che non trovò riscontro in altri centri della penisola.
Anche la scelta degli otto diversi scultori ai quali affidare la decorazione della facciata fu significativa: vennero selezionati sei artisti campani, un fiorentino e un calabrese, ma tutti con una carriera ben radicata in città, con il chiaro intento di non inimicarsi l’ambiente culturale locale. Gli scultori più anziani, che pure avevano avuto rapporti con il precedente regime borbonico, ne avevano da tempo preso le distanze. Alcuni, come Emanuele Caggiano, si erano prodigati per l’unità nazionale. Tutti, anche i più conservatori, quali lo stesso Caggiano e Tommaso Solari, avevano mostrato di saper aderire alle nuove tendenze artistiche propugnate da casa Savoia, preferendo all’ideale classico degli esordi lo stile moderno orientato alla trasposizione del vero in scultura.
La natura dell’impresa non poteva, tuttavia, consentire scelte estetiche autonome per i singoli interpreti: l’importanza del monumento che doveva accogliere le sculture, la presenza di nicchie preesistenti con misure obbligate, il tema ben definito dagli esperti, la materia difficile da lavorare e non sempre congeniale alla loro indole, finirono per condizionare gli scultori e li indussero a realizzare opere non sempre all’altezza della restante produzione. Il lavoro avviato da Annibale Sacco e portato a termine dal suo successore Giuseppe Rosati, dopo quasi quattro anni di polemiche, interruzioni e difficoltà di varia natura, s’inserì nel clima di fervore che coinvolse molti settori della città che, avendo perso il ruolo di capitale del Regno, non si arrendeva all’idea di rimanere indietro rispetto ai nuovi centri di potere. Testimoni del periodo furono uomini illustri che contribuirono a definire i destini di Napoli: Nicola Amore, Eduardo Scarfoglio, Domenico Morelli, Salvatore Di Giacomo, Rocco de Zerbi, Gaetano Filangieri, Matilde Serao.
Affrontare oggi, con la dovuta prospettiva storica e attraverso le maggiori acquisizioni bibliografiche sui singoli scultori, lo studio degli otto giganti posti a guardia del Palazzo Reale rappresenta una piccola aggiunta alla conoscenza del periodo storico che ne determinò la creazione e la messa in opera.
L’indagine storico artistica è accompagnata dalle immagini fotografiche di Giovanni Genova che si concentrano non solo su particolari minuti, difficilmente notati dal normale spettatore, ma si fermano anche a cogliere l’intero prospetto e il “Largo di Palazzo”, immersi in atmosfere di luce surreale, durante i vari orari del giorno e della notte. I fenomeni atmosferici, il sole, la pioggia, il vento ci restituiscono la facciata in tutta la sua maestosa grandezza sia quando si staglia in un panorama deserto, sia quando fa da fondale ad eventi, manifestazioni, momenti di vita quotidiana.
Ne discutono con l’autrice i professori:
Gian Giotto Borrelli, Università degli Studi di Napoli Suor Orsola Benincasa
Guido D’Agostino, Università degli Studi di Napoli Federico II
Leonardo Di Mauro, Università degli Studi di Napoli Federico II
Stefano Gizzi, Soprintendente Mibact



