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ENNESIMO CROLLO A POMPEI SCAVI. STAVOLTA NELLA CASA DI LOREIO TIBURTINO
Il crollo ha interessato uno dei pilastri nel pergolato esterno della dimora del II secolo d.C.A Pompei Scavi è emergenza continua. Infatti, un nuovo crollo ha interessato la città antica più famosa al mondo. La comunicazione del crollo arriva dal soprintendente Speciale per i Beni Archeologici di Napoli e Pompei, spiegando che a cedere è stato uno dei pilastri del pergolato esterno della Casa di Loreio Tiburtino (Regio II, Insula II). Il fatto si è appreso a seguito di una verifica e sarebbe legato al vento e alla pioggia dei giorni scorsi in Campania.
La casa, detta di Loreio Tiburtino, in realtà apparteva ad Octavius Quartio del quale fu rinvenuto all'ingresso l'anello-sigillo. Sul suo sito, la soprintendenza ne riporta una descrizione dettagliata: la domus «in parte conserva l'impianto originario (II sec. a.C.): nell'atrio, fulcro dell'abitazione, si affacciano le stanze da letto (cubicula) e il triclinio. La parte verso l'Anfiteatro, ristrutturata dopo il 62 d.C., conserva un giardino immerso tra verde e specchi d'acqua, ad imitazione delle dimore fuori città, secondo la moda 'del vivere in villa', tipica del tempo. Questo spazio verde si articola in 2 lunghe vasche (euripi) disposte a 'T'. L'euripus superiore, porticato, era decorato da statue allusive all'Egitto, patria della dea Iside: al centro presenta un sacello con fontane, in fondo un doppio letto per pasti all'aperto ed una nicchia che imita una grotta, con affreschi mitologici. L'euripus inferiore, diviso in tre bacini (forse per pesci), attraversa tutto il giardino ed era percorso da viali pergolati, di recente ripristinati».
Secondo Andrea Carandini, presidente del Consiglio superiore dei Beni Culturali, "A Pompei l'emergenza c'è e continuerà fino a quando non sarà iniziata la manutenzione". "Sono rovine aperte dalla metà del 700, credo sia veramente un miracolo che a cadere siano solo strutture secondarie e non quelle importanti", ha sottolineato l'esperto.
«I motivi del crollo? C'è un sequestro e si capirà - afferma la soprintendente Teresa Elena Cinquantaquattro - Quest'area è stata scavata negli anni '50 da Amedeo Maiuri, poi ha avuto restauri negli anni '80 e da allora più nulla, i lavori del commissariamento non hanno interessato questa parte. Certo è il fatto che il primo problema di Pompei resta la messa in sicurezza».
Secondo l'Associazione nazionale archeologi urgono nuove assunzioni, ma non solo di archeologi, ma anche di addetti alla manutenzione: unica possibile cura per salvare Pompei.
Ma, in attesa che arrivino i fantomatici 105 milioni di euro (in realtà solo una decina per il restauro), perchè non attingere ai 40 milioni di euro conservati nelle casse della Soprintendenza, frutto della vendita dei biglietti?



