Scafati: SALDI A PARTIRE DAL 50%: INIZIA IL RECUPERO

Gli esercenti alle prese con sconti da capogiro per rimpinguare le casse
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Al via la stagione dei Saldi. Anche Scafati ha aperto le danze agli acquisti a “prezzi ridotti”. Per le vie del centro già campeggiano scritte di varia misura con gigantografie del 50 e 70%. I commercianti hanno già dimezzato i prezzi, riducendoli drasticamente senza passare per le vie intermedie. Il fattore crisi, ha contribuito...

notevolmente a questa scelta, che ha invogliato molti acquirenti a recarsi nelle attività commerciali sperando nella clemenza dei prezzi. Vendite a ribasso e negozi vuoti, infatti, hanno caratterizzato gran parte dell’autunno e dei primi mesi invernali con qualche boccata di ossigeno durante la Rassegna Natalizia, dove i negozi sono rimasti aperti fino alla sera, vedendo spiragli nell’affluenza di cittadini in strada per le manifestazioni previste dal palinsesto natalizio. Intanto, a pochissimi giorni dall’inizio dei Saldi, la ressa inizia ad essere più evidente. Fuori e dentro i negozi, è iniziata la corsa all’”affare” e all’acquisto del capo d’abbigliamento conveniente e al contempo di qualità. “Quest’anno siamo partiti con il 70%- ha dichiarato un esercente del Corso Nazionale – perché le vendite autunnali sono state scarse a tal punto da non aver venduto neanche metà della merce a disposizione. Durante le festività natalizie siamo riusciti a rimpinguare solo in parte le casse, confidando nella Befana in arrivo”. In via Giovanni XXIII, il proprietario di un negozio di abbigliamento, ha invece informato di voler spalmare gli sconti nel corso dell’anno, mantenendosi sul mediano 30%. E ancora, chi ha scelto di procedere per gradi, partendo da un non proprio convenientissimo 10%. La folla, infatti, ieri mattina, era diretta soprattutto alle vetrine che senza indugi hanno pensato bene di partire da uno sconto drastico, tale da invogliare agli acquisti. “L’idea – ha spiegato un altro esercente del centro – è quella di vendere tutta la merce che a prezzo pieno non è stata acquistata a causa della crisi dilagante. Noi commercianti non possiamo permetterci di accumulare merce, perché questo significherebbe perdere delle entrate necessarie a mandare avanti le nostre attività commerciali”. Dello stesso avviso, il proprietario di un negozio di accessori. “Le mode cambiano con una rapidità tale da imporci un ricambio della merce molto rapido. Se si riesce a venderla, è possibile acquistarne altra, altrimenti è crisi”. Un cane che si mangia la coda, dunque, secondo il quale, vendere significa capacità di acquisto e viceversa, in un circolo vizioso che dipende imprescindibilmente dalla qualità della vita. Francesca Cutino