POMPEI VISTA DA VICINO

l'arch. Giuseppe Alfredo Berritto, presidente della Pro-Loco 'Città di Pompei', raccogliendo le numerose proteste dei turisti del sito archeologico, ne denuncia le numerose manchevolezze
letto 1729 volte
pompeiscavi27132.jpg

Quale Presidente della Pro-Loco ?Città di Pompei? mi giungono continuamente note di protesta dei visitatori degli Scavi di Pompei che facendo riferimento più a noi che ad altri Enti istituzionali, chiedono informazioni ed, a volte, anche assistenza per una visita al sito archeologico. In varie occasioni abbiamo rappresentato il disagio che prova chi viene nella nostra città. Complessivamente, mentre da un lato gli organi di informazione puntano l?indice sulle indicibili condizione del sito, dall?altro trascurano di sollevare il degrado relativo al contesto ambientale circostante, a tutela del bene archeologico. Andando per ordine. Il problema degli scavi di Pompei non nasce oggi, ma oramai si trascina da anni. La tutela di un parco di tali dimensioni ha rappresentato, e rappresenta, uno sforzo di enormi proporzioni. Un bene archeologico esposto, quale appunto quella della nostra città è soggetto ad un graduale ed inarrestabile declino. Ogni sforzo va fatto per una conservazione quanto più a lungo possibile. La sua estensione è troppo grande e gli scavi sono continuati, anche quando, era consigliabile fermarsi ed operare per un loro restauro e consolidamento. Contemporaneamente si poteva pensare a come programmare nel tempo le ulteriori esplorazioni. Prima bisognava salvare e poi scavare. Contrariamente, si è verificato che ogni sovrintendente od archeologo che si è avvicendato, nella direzione degli scavi, ha pensato più a redigere testi su nuove scoperte che a tutelare l?esistente. Ovviamente il tutto ben compensato da case editrici. Sul piano della manutenzione, se fino a qualche anno fa, vi erano figure professionali in organico capaci di interventi anche immediati, oggi questo è affidato a procedure amministrative burocratiche che richiedono tempi lunghi e, molte volte, quando il danno è irreparabile. Delle vecchie maestranze, restauratori, carpentieri, falegnami, fabbri che avevano raggiunto elevati profili di competenza nei vari settori, non esiste più ombra, né vi è stato capacità di rinnovamento con l?inserimento di giovani apprendisti che ne hanno seguito le orme. Sul piano del restauro sono stati compiuto dei veri disastri, tanto che oggi si è costretti a fare il restauro del restauro. La massiccia introduzione del calcestruzzo armato è stato una vera tragedia. In un ambiente umido, quale appunto il sito archeologico, la ossidazione dei ferri è inevitabile e questo ha comportato l?esplosione di parti di fabbricati quali piattabande ed architravi. L?uso del cemento, nonostante le pessime esperienze, è stato anche recentemente riproposto con il restauro del Teatro Grande. Infine una serie di chiodature, di chiodi a pressione, di canalizzazioni in ferro e perfino l?impianto di acqua potabile, realizzate con il commissariamento, è stato un vero scempio: fontane di cortile che schizzano acqua sull?antico selciato e creano veri acquitrini a cielo aperto. Ma l?approccio più inquietante è quello culturale. Con l?introduzione dell?affidamento dei servizi annessi ai privati, è stata sconvolta ogni regola della corretta gestione. Sono stati realizzati, con enorme dispendio di soldi pubblici, nuovi ingressi e moltiplicato le biglietterie; sono stati introdotti punti di ristoro interni seguendo la sola logica del mercato dei maggiori utili. Un sito archeologico che ha oltre 10mila visitatori al giorno, e cioè una intera popolazione, è già sottoposto a stress. E se ciò non era sufficiente a creare preoccupazioni, sono state introdotte anche visite notturne, con tutto quello che ha comportato: impianti elettrici canalizzati che significa scavi, linee aeree con inserimento di paline, ancoraggi murari ed altro, in modo che, se non bastavano i diecimila al giorno, se ne è aumentato la frequentazione anche di notte. Non sarebbe stato il caso di limitare le presenze alle sole ore diurne e stabilire contestualmente fasce orario in modo da non avere, contemporaneamente, un così elevato numero di visitatori? Per completare il parco divertimenti, alla fine, i commissari hanno pensato ad un restauro del Teatro Grande che ha fatto parlare di scandalo mezzo mondo. Ovviamente, qui, alla fine, è prevalso semplicemente l?ignoranza e l?arroganza di chi ha ritenuto di adeguare alle normative vigenti un teatro risalente al II secolo a.C.

            Se i presupposti sono questi, è con grande preoccupazione che ci dobbiamo chiedere a cosa serva una Fondazione (che non è la Fondazione dell?Accademia Ercolanense). La scelta gestionale del sito archeologico, atteso che venga emanato un regolamento sul federalismo per l?affidamento del demanio pubblico, potrebbe pure essere condivisa. Ma la condizione principale dove essere quella della tutela del bene con il sostegno di capitali privati per migliorare l?esistente e non viceversa, come viene da più parti paventato, di investimenti che debbano creare esclusivamente  utili, sottraendo, un patrimonio di turismo produttivo che rappresenta una grande risorsa economica dell?intero comprensorio vesuviano e del mezzogiorno.