SCAFATI, L'INNO CONTRO IL BULLISMO NASCE DALLA CLASSE 2G DELL'IC ANARDI

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In un periodo in cui il tema del bullismo torna tragicamente alla ribalta, gli studenti della classe 2G dell'Istituto Comprensivo Tommaso Anardi hanno scelto di trasformare il dolore e l'indignazione in un messaggio di speranza e resilienza. Guidati dalla professoressa di Italiano Carotenuto Erminia e dalla professoressa di Matematica Careri Rosaria Immacolata, referente per l'Intelligenza Artificiale, i ragazzi hanno intrapreso un'attività che è andata oltre la semplice didattica, diventando un profondo atto di sensibilità e solidarietà.

Il progetto ha preso il via con una riflessione collettiva sul fenomeno del bullismo. Le aule si sono trasformate in un luogo sicuro dove gli studenti hanno potuto elaborare le proprie emozioni, provando a dare voce a chi è stato vittima di bullismo. Da questo intenso processo creativo è nato un testo, le cui parole sono state scelte per elaborare rabbia e dolore, traducendoli in un potente grido di speranza.

Per far risuonare questo messaggio con una forza ancora maggiore, i ragazzi hanno utilizzato l'Intelligenza Artificiale per trasformare il loro scritto in una vera e propria canzone creando un ponte che ha permesso di amplificare le loro voci, unendo la creatività umana a quella tecnologica per un nobile fine comune.

Questa attività ha permesso agli studenti di intraprendere un viaggio di scoperta interiore, imparando a non sottovalutare mai il dolore degli altri e a essere sempre al fianco di chi si trova in difficoltà. La canzone, che porta il titolo "Ciao, sono Paolo!", è il loro modo di dire con forza "No al bullismo".

È un appello che parte dai banchi di scuola per raggiungere il cuore di tutti, un invito a costruire un mondo in cui la gentilezza e il rispetto prevalgano sulla violenza, un modo per dire addio all'ennesima vittima di un fenomeno che andrebbe depennato per sempre.

Vivere l'adolescenza - dichiarano le referenti del progetto - non dovrebbe essere faticoso né tanto meno doloroso, un'età di quelle dove ti dovrebbe importare solo dello sport che devi fare dopo lo studio o del gusto di pizza che vuoi mangiare il sabato sera con i tuoi amici, un'età spensierata che, in molti casi, in troppi, diventa un sopravvivere perché il bullo di turno spezza letteralmente la tua quotidianità, la tua vita. É un'età che andrebbe vissuta e non sopravvissuta. L'intensificarsi del numero di vittime per bullismo ci costringe a riflettere per fare qualcosa di ancora più forte, di ancora più incisivo per educare i nostri ragazzi a difendersi dalle parole offensive, a non crogiolarsi per un'insulto o una presa in giro, a rafforzare il loro carattere, a credere nei valori, a creare legami basati sulla fiducia e sul rispetto. Ci vorrebbe una formazione ad hoc che aiuti i nostri ragazzi a vivere! Sembra paradossale, ma in un mondo in cui veniamo bombardati h24 dai social, non siamo ancora stati in grado di capire di che cosa hanno veramente bisogno i ragazzi di oggi’.