LA COSTIERA AMALFITANA SI SBRICIOLA E PROVOCA UN MORTO

la forte pioggia e il vento provocano la caduta di un masso di grosse dimensioni sul ristorante 'Zaccaria' ad Atrani (Salerno): muore lo chef che stava cucinando
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Una persona e' morta stamattina in costiera amalfitana, ad Atrani (Salerno), vittima di una frana. Lo rendono noto i vigili del fuoco. Secondo quanto si apprende, un masso si e' staccato da un costone, finendo sul ristorante ?Zaccaria? sottostante, al cui interno vi era la persona deceduta. Sul posto sono intervenuti, oltre ai vigili del fuoco, i carabinieri e il 118. Gli operatori sanitari, riferiscono i soccorritori, hanno tentato di rianimare la vittima, ma nulla da fare. Era lo chef del ristorante, Carmine Abate di 44 anni, originario di Tramonti (Salerno). Alla base della tragedia anche il maltempo che in questi giorni si è abbattuto sul Salernitano. L?intera zona in questi giorni è stata battuta dalla pioggia e dal vento, ma è soprattutto la pioggia che ha provocato lo staccarsi del masso calcareo e la caduta sul locale che si trova nei pressi della galleria che collega Atrani ad Amalfi. Lo chef stava preparando il pranzo, in cucina, quando è stato investito dal masso roccioso che si è abbattuto sul ristorante. Cosa sarebbe accaduto se il blocco di roccia fosse crollato all?ora di pranzo, orario in cui il ristorante registra il pieno di clienti? Meglio non pensarci. Al momento al strada di collegamento fra le due località della costiera è chiusa al traffico veicolare. Sul posto vigili del fuoco, carabinieri, 118 e protezione civile. Quasi sicuramente la frana è stata provocata dalle piogge che in questi giorni hanno flagellato la Campania. Purtroppo, l?acqua è solo la causa scatenante della tragedia, ma le cause principali sono da ascriversi al mancato controllo sui costoni calcarei della costiera amalfitana. In effetti, un rapporto del Dipartimento di?Ingegneria Geotecnica dell?Universitā di Napoli Federico II (contratto sottoscritto tra il Consorzio Civita e l?università in data 24/09/2001 ed approvato dal Consiglio del Dipartimento in data 23/11/2001) aveva messo in luce la pericolosità del territorio, già interessato da numerosi crolli, però coinvolgendo massi di volume modesto (max 0,5 mc). Solo nel 1986, è avvenuto un crollo più importante in corrispondenza del ciglio della parete situata circa 80 m a nord della Torre dello Zirro (185 mt s.l.m.), mentre nel 1991, lungo la parete occidentale sovrastante l?abitato, ha coinvolto un masso di forma poliedrica allungata, del volume di circa 1,4 m3 e peso stimato in 3,65 t, che cadde da una quota di circa 100 m s.l.m.. Insomma, questo studio diede anche l?input per gli interventi più urgenti attivi e passivi. Interventi attivi: mediante chiodature di ancoraggio opportunamente spaziate e disposte su pių file, costituite da barre di acciaio integralmente connesse alla roccia, previa cementazione mediante miscele cementizie. Laddove lo si ritenesse opportuno, le teste dei chiodi potevano essere collegate con idonei cordoli in c.a. Interventi passivi: mediante reti con funi in aderenza e barriere paramassi. Le reti, costituite da filo di acciaio zincato con maglie poligonali a doppia torsione, dovevano essere del tipo rinforzato mediante funi di armatura opportunamente ancorate. Le barriere paramassi, invece, dovevano essere del tipo ad elevato assorbimento di energia, dimensionate ed ubicate al fine di arrestare eventuali massi in caduta libera. Per quanto riguarda il costone orientale, ove lo spazio disponibile tra le abitazioni ed il piede delle pareti è decisamente pių ridotto, si dovrebbe intervenire con chiodature e reti in aderenza. Queste tipologie di opere andranno ad interessare aree limitrofe a quella già bonificata, alcuni anni addietro dalla Regione Campania, ed immediatamente sottostante la localitā Torre Civita. Ai piedi del costone occidentale, invece, ove prevale una tipologia di versante del tipo ?parete verticale ? pendio al piede terrazzato? e dove in generale le case sono pių distanti dalle potenziali aree sorgenti, si potranno preferire interventi con reti ancorate e barriere paramassi. Queste ultime, opportunamente dimensionate ed ubicate, hanno il vantaggio di un minor impatto visivo, una volta ricostituitasi la vegetazione locale. Lo studio evidenziò la stretta dipendenza dei fenomeni di crollo nell?abitato di Atrani dalle caratteristiche morfologiche del territorio, a loro volta derivanti dalle complesse vicende tettoniche che hanno interessato l?area. Lo studio della fratturazione e delle proprietā geomeccaniche degli ammassi e dei terreni affioranti permise di ricavare i valori pių idonei dei coefficienti di restituzione all?urto da utilizzarsi nello studio delle traiettorie e di proporre una perimetrazione delle aree di invasione di massi al piede delle scarpate. Tale mappa avrebbe potuto fornire un valido supporto sia alla progettazione di interventi per la mitigazione del rischio e al dimensionamento di difese attive e passive, che alla pianificazione urbanistica. La domanda sorge spontanea: ma quanti di questi interventi, furono fatti?

Prisco Cutino