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VENDITA TIM, PREOCCUPAZIONE TRA I DIPENDENTI TIM PER LE NOTIZIE SULLA VENDITA AL FONDO STATUNITENSE KKR
Il 22 novembre, il presidente del gruppo telefonico TIM, Salvatore Rossi, ha reso pubblica l’offerta di acquisto da parte del fondo statunitense KKR – che lo stesso gruppo ha definito “non vincolante” e “amichevole” – che “aspira ad ottenere il gradimento degli amministratori della Società e il supporto del management”.
Da qui la preoccupazione dei sindacati confederali e dei 40.000 dipendenti in fibrillazione perché si sentono pedine di una scacchiera manovrata da giganti interessati ad un’azienda dimenticata per anni, in un settore ancora più dimenticato e lasciato al suo destino.
Il settore delle Telecomunicazioni è stato lungamente martoriato a partire dalla scellerata privatizzazione della TELECOM ITALIA, realizzata dallo STATO nel lontano 2000, e nel quale a differenza di altre importanti nazioni europee i primi quattro operatori di telecomunicazioni del Paese sono in mani straniere, leggere che il mercato valuterà la solidità del progetto è per noi a dir poco lunare.
Insomma, un asset strategico per il nostro Paese, prima abbandonato al suo destino, ora di improvviso interesse, ma in quale direzione? Nel frattempo 40000 persone di Tim e molte di più nelle aziende dell’indotto rischiano conseguenze immediate, fino addirittura alla perdita del posto di lavoro. In un periodo che dovrebbe essere di rilancio, anche con la spinta del PNRR.
Questo fondo statunitense KKR è anche azionista di FiberCop, la società in cui TIM ha spostato l’ultimo miglio della rete telefonica.
Il Fondo ha fatto un’offerta irrisoria, pari a 50,5 centesimi per ogni azione ordinaria e di risparmio, e giustamente è stata reputata insufficiente dal gruppo francese Vivendi, che 5 anni fa ha acquisito lo status di azionista di maggioranza di TIM. Allora, la Società francese, aveva pagato il proprio ingresso in TIM con l’acquisto di azioni al valore di oltre 1 euro l’una.
E’ chiaro che Vivendi ha reputato insufficiente e svantaggiosa la proposta di KKR.
Anche Cassa Depositi e Prestiti – un’istituzione finanziaria, sotto forma di società per azioni e controllata dal Ministero dell’economia e delle finanze, che detiene il 9,81% del capitale di TIM – si è detta non soddisfatta dell’offerta, dato che aveva pagato la propria quota a circa 0,67 euro per azione.
Per questo motivo la trattativa si preannunciava molto difficile. E’ chiaro che in questo contesto l’atteggiamento del Governo sarà ovviamente decisivo, poiché il Governo ha il potere di esercitare un veto per l’acquisto di TIM attraverso il cosiddetto “golden power”, uno strumento che permette al governo di opporsi all’acquisto di imprese considerate strategiche nei settori della difesa, dell’energia, dei trasporti e delle telecomunicazioni, proprio come nel caso di TIM.
Telecom controlla infatti anche le reti, tra cui Sparkle, una dorsale in fibra ottica che collega quattro continenti e su cui transitano i dati di una quarantina di paesi.
Stranamente, stando alle dichiarazioni delle ultime ore, il Governo Draghi sembra voler dare la propria benedizione alla conclusione dell’affare.
Il Ministro Giorgetti ha dichiarato che il Governo valuterà giustamente l’interesse pubblico che è sotteso a una rete che ha profili anche strategici quando l’Opa ci sarà e quando il piano sarà dettagliato. Per adesso, in fondo, c’è solo una manifestazione d’interesse. Il Governo, inoltre, a detta di Giorgetti, cerca di convincere gli investitori a livello internazionale che l’Italia è un posto dove investire (caro Giorgetti, investire non speculare).
I sindacati confederali sollevano perplessità e preoccupazioni, poiché, in un settore strategico come quello delle telecomunicazioni lo Stato italiano non può subire semplicemente la logica del mercato, sostengono, inoltre, la necessità di predisporre un piano industriale finalizzato alla costruzione della rete unica senza escludere il ricorso al golden power se il progetto di Kkr dovesse essere in contrasto con l’interesse industriale ed occupazionale del Paese. Il rischio di uno “spezzatino”, a loro avviso, “va scongiurato. Serve una visione d’insieme”, per cui dicono:
-NO AL DOMINIO DELLE LOGICHE DI MERCATO
-NO AD OPERAZIONI PURAMENTE FINANZIARIE
-NO AGLI SPEZZATINI SULLA PELLE DEI LAVORATORI
-SI’ AL VERO INTERESSE PUBBLICO PER LE AZIENDE
STRATEGICHE E PER UNA RETE UNICA NAZIONALE
-SI’ AD UN VERO E NUOVO PIANO INDUSTRIALE PER TUTTA LA TIM
Da parte del fondo statunitense KKR si starebbe valutando di alzare l’offerta per agevolare lo sblocco della trattativa. Sembra che la nuova proposta di KKR sia stata favorita dai contatti già in corso con il fondo da parte di Luigi Gubitosi, amministratore delegato di TIM dalla fine del 2018. Nei tempi più recenti, infatti, Gubitosi sembrerebbe avere incassato le antipatie del CDA della società a causa di alcune scelte commerciali rischiose, su tutte la decisione di sostenere DAZN nell’acquisto dei diritti televisivi della Serie A di calcio (di cui TIM è primo sponsor).
In definitiva bisogna che il Governo Draghi ascolti anche i sindacati, poiché rappresentano decine di migliaia di lavoratrici e lavoratori occupati nel gruppo TIM e nel settore TLC, cittadine e cittadini dell’Italia, inoltre, i Ministri ed il Presidente del Consiglio prenda una posizione urgente e chiara che preservi le infrastrutture del Paese e gli occupati del settore!



