-
MARCO PIROLLO22:35
-
AG.ST. TRICOLORE E PRISCO CUTINO17:14
-
UF.ST.P.A. DI POMPEI22:30
-
ROSMARINO NEWS22:05
-
UF.ST.GIVOVA SCAFATI BASKET22:56
-
OLGA CHIEFFI22:37
-
ANTONIO BENFORTE22:20
-
Clelia Ardone19:42
-
CHRISTIAN GENIALE STAFF SINDACO19:24
-
STAFF SINDACO18:46
-
Luca Costanzo18:17
-
UF.ST.GIVOVA SCAFATI BASKET23:23
-
ENDER COMUNICAZIONI22:40
-
UF.ST.NURSIND SALERNO21:58
-
MARIATERESA CONTE21:48
PIANI REGOLATORI E DISSESTO IDROGEOLOGICO
Messina, Sarno, Casamicciola, sono solo alcuni degli eventi disastrosi che hanno colpito il nostro Paese. L'indignazione per questi eventi catastrofici deve tradursi in atti concreti.La pioggia ha portato morte e distruzione a Messina. Sono caduti 230 mm di pioggia in 4 ore. Un fiume di fango e detriti ha travolto paesi, abbattuto case, sradicato tratti di ferrovia. Un costone di roccia si è portato via una ventina di abitazioni a Giampilieri, 10 chilometri dal capoluogo. Il bilancio delle vittime si avvicinerà alle 50, dopo che avranno ritrovati i dispersi, sepolti sotto metri di fango solidificato. Tutto ciò a 11 anni dalla frana di Sarno, a 43 anni dall?alluvione di Firenze e a 58 anni dall?alluvione del Polesine, e ultimo, ma non ultimo, la frana di Casamicciola, per parlare solo degli eventi più eclatanti. Ma accanto a questi eventi ce ne sono tanti altri che hanno procurato lo stesso vittime danni ma in numero minore. In questo momento, sulla scia dell?emotività del momento, si può rischiare di essere coinvolti nel coro di tutti coloro che hanno preso la parola sia sulla stampa che in televisione, non solo per denunciare ed analizzare l?ultimo evento calamitoso, ma soprattutto per essere presenti, come sempre, nel dibattito che ne scaturisce, dare una immagine di sé ed alla fin fine rassegnarsi a subire la visione e l?ascolto di una <<recita>> già nota. E? la solita storia. Articoli sui giornali e periodici, speciali televisivi che danno ragguagli del disastro, prese di posizione di questo o quel leader politico, dichiarazioni di questo o quel personaggio, più o meno competente. Vengono fatte interpellanze e discussioni. Vengono presi provvedimenti urgenti da parte del Governo. Ci sono accuse a destra e a manca, Commissioni di inchiesta e, chissà, forse comunicazioni giudiziarie. Poi, come sempre accade, i provvedimenti proposti si attuano parzialmente, i soldi stanziati tardano ad arrivare o non arriveranno mai, le leggi speciali si insabbiano, tutto va nel dimenticatoio. Per la verità, per il terremoto dell?Aquila il Governo è intervento tempestivamente e oggi molti hanno avuto case costruite a tempo di record. Lo stesso ha promesso Berlusconi per l?evento di Messina. In passato ciò non è avvenuto che in tempi molto allungati.
Comunque, il ripetersi di questi eventi, al di là delle discussioni, che spesso assumono carattere polemico, al di là dei discorsi di circostanza e dei provvedimenti contingenti, trova risposta nella realtà delle cose, che denunciano una situazione antica, aggravatasi senza dubbio negli ultimi decenni.
Rifare la storia del disinteresse nei confronti del territorio in particolare e dell?ambiente in generale è cosa ardua, giacché bisognerebbe ripercorrere la storia del nostro Paese per almeno quarant?anni, analizzandone l?evoluzione culturale, politico, economica e sociale.
Basti citare un dato per tutti: sono occorsi oltre vent?anni per l?emanazione della legge per la difesa del suolo, la legge 183/89, partendo dall?alluvione del 1966 e dall?efficace ed ancora oggi attuale Relazione della famosa Commissione De Marchi. Ciò nonostante non è cresciuta la sensibilità ambientale, perché manca la cultura dell?approccio scientifico al grande tema della gestione e tutela del territorio e dell?ambiente.
Ciò che ancora oggi manca è la conoscenza completa, puntuale, aggiornata del complesso sistema fisico costituente il territorio: una conoscenza che deve accrescersi ed aggiornarsi in continuo perché la terra vive, si muove, si scuote, in una parola evolve verso nuovi e diversificati equilibri fisici.
I tempi di maturazione dei nuovi equilibri sono estremamente vari; possono essere lunghissimi, geologici appunto, come quelli occorrenti per lo spostamento reciproco di continenti o per la formazione di montagne, ovvero brevissimi come accade per il propagarsi delle onde sismiche, per lo scivolamento di una grande frana, per le erosioni generate da un fenomeno alluvionale.
Nel caso di Messina e Sarno sono cambiati in poche ore i rapporti e gli equilibri tra montagna e pianura.
I processi geomorfologici tendenti alla costruzione di nuovi equilibri che si sono instaurati dopo questo traumatico fenomeno hanno invece tempi lunghi: la pendenza delle scarpate dovrà ridisegnarsi, i fenomeni di erosione, trasporto e sedimentazione si svilupperanno secondo nuove fasi. Tutto questo va rilevato e studiato.
Lo stesso fenomeno, anche se riproposto nella medesima area, dovrà necessariamente essere riesaminato, perché profondamente modificate risulteranno le condizioni fisiche del momento rispetto a quelle precedentemente rilevate. Di solito, questo fondamentale assioma è assente nella cultura di molti amministratori, tecnici e legislatori.
Occorre, quindi, rilevare ed aggiornare in continuo, tutti i dati fisici del territorio, siano essi geolitologici, geomorfologici, stratigrafici, strutturali, tettonici, idrogeologici, etc..prima di apportare una qualunque modifica nel sistema fisico con il quale noi interagiamo, correlando, comunque, la durata temporale delle sue azioni e delle sue opere con quelle estremamente variabili, dai secondi ai milioni di anni, dei fenomeni geologici.
E? solo utopia supporre che un intervento economico straordinario, che pure brucia centinaia e migliaia di miliardi, quasi sempre condotto sotto la spinta emotiva dell?emergenza, in maniera scoordinata ed empirica, possa favorire l?equilibrio tra processi geodinamici ed attività umane; anche perché accade che la ricostruzione è condotta sulla base di progettazioni supportate da dati fisici incompleti, non aggiornati e non rappresentativi dell?effettiva complessa realtà fisica del territorio, magari con l?aggiunta di una qualunque carta geologica, perché tanto la geologia non cambia.
Assenza di un razionale scientismo, dunque.
Ma anche assenza di una coscienza ambientale dei singoli, laddove è dimostrato che il diffuso fenomeno dell?abusivismo, ad esempio, è una delle cause concorrenti ad incrementare il rischio nei confronti di un certo fenomeno naturale, sismico, vulcanico o franoso.
Ad incrementare il rischio di cui sopra concorre anche la convinzione che gli studi e le indagini sul territorio siano solo costi economici privi di benefici, quindi inutili. E? d?uopo, pertanto, far rispettare le leggi esistenti.
L?abusivismo edilizio è atto del singolo, che realizza un edificio ignorando le norme urbanistiche, i vincoli ambientali, le norme di sicurezza, spesso, quindi, in aree a rischio; è il primo significativo atto di incultura e di insensibilità ambientale.
La legge 47/1985 impone ai sindaci, che possono disporre degli organi di polizia, la sorveglianza del territorio e conferisce agli stessi la facoltà di procedere all?abbattimento dei fabbricati abusivi; siamo al secondo atto di incultura e di insensibilità ambientale, ma anche di fronte a vere omissioni di doveri di ufficio.
La legge 349/1986 istituisce il Ministero dell?Ambiente e conferisce allo stesso, tra l?altro, il potere di inibire opere che danneggino l?ambiente.
Ma anche altre leggi vengono sistematicamente disattese con gravi ripercussioni sull?ambiente e sulle attività socio-economiche.
La legge 183/1989 nota come la legge per la difesa del suolo, programma, pianifica ed attua, tra l?altro:<<?.la sistemazione e la regolazione dei corsi d?acqua?>> nonché <<?.la difesa dalle inondazioni e dagli allagamenti?>> e persino <<?.l?attività di prevenzione e di allerta?>>.
La stessa legge detta norme anche per il funzionamento dei Servizi Tecnici dello Stato, chiamati a realizzare il sistema informativo unico e la rete nazionale di rilevamento e sorveglianza.
A detti servizi tecnici si collega, poi, l?ANPA (Agenzia Nazionale Protezione Ambiente) istituita con legge 61/1994, che promuove <
In questo processo un?infinità di leggi vengono dimenticate: la legge 431/1985 che tutela le aree di interesse ambientale e vincola per 150 mt le rive dei fiumi e dei torrenti e per 300 mt le rive lacustri e marine; il D.M.LL.PP. dell?11 Marzo 1988 che detta norme in materia di indagini sui terreni e sulle rocce quando interessate da opere d?ingegneria.
Esempi di legislazione avanzata; ma anche di elusione sistematica delle norme; di responsabilità individuali e collettive; di giustapposizioni di funzioni e di competenze, la più evidente delle quali è rappresentata dalla diarchia Ministero LL.PP.-Ministero dell?ambiente.
La denuncia può continuare all?infinito ove si consideri che accanto ad una totale assenza di cultura ambientale, si registra il disordine nella pianificazione: P.U.C., PUT, Piani paesistici, Piani parchi, Piani di bacino, etc?; le sovrapposizioni legislative: legge Merli, legge 183/1989, legge Galli; il disinteresse per i Servizi Tecnici dello Stato (i cui compiti di organizzazione e di tenuta delle reti di monitoraggio e del sistema informativo territoriale parlano da soli); la pressione demografica e l?espansione centrifuga delle attività antropiche.
E? chiaro che in tutto questo bailamme di leggi, di sovrapposizioni di competenze, di responsabilità, di omissioni, capitò, quando successe l?evento plurifranoso, che un comune come Sarno non avesse ancora il suo P.U.C, allora si chiamava PRG. Possibile che un comune a rischio fosse senza questo strumento di pianificazione urbanistica? Uno strumento che permette la pianificazione e la gestione tanto delle aree ad alta concentrazione edificatoria che di quelle rurali. Uno strumento che presuppone la necessità di acquisire conoscenze dell?ambiente e delle risorse territoriali affinché sia possibile realizzare il progetto ambizioso di studiare ed incoraggiare quelle attività che sono compatibili con la situazione ambientale invece di modificare e costringere l?ambiente ad adattarsi ad esse.
E? ormai acclarato che laddove gli interventi realizzati sono in conflitto con le condizioni dell?ambiente fisico, rivelano presto o tardi i loro effetti dannosi, inducendo spesso costi di riparazione o correttivi elevati, influenzando negativamente la qualità della vita e, come nel caso di Messina, Sarno, Quindici, Siano e Bracigliano, diventando catastrofici, con perdite di vite umane e notevoli danni economici.
Se Sarno avesse avuto il suo PRG, avrebbe avuto, per legge, anche uno studio geologico, idrogeologico e geotecnico in prospettiva sismica del territorio, preventivo alla stesura del P,U.C. Uno studio che avrebbe dato tutte le notizie sul suolo, sottosuolo e sui versanti instabili, sulla situazione idrogeologica e sulla zonizzazione sismica. Insomma, avrebbe indicato la zona di Episcopio e di altre zone a rischio come INSTABILI e PERICOLOSE per vecchi e nuovi insediamenti, che per anni hanno cercato di rubare sempre nuovi spazi alla montagna. Anche qui vicino, a Gragnano, ci fu la frana del M.te Pendolo che causò alcuni morti. Anche qui ci fu la mano dell?uomo. Varie furono le cause concomitanti nell?evento franoso:
· Le cause predisponenti: il Vesuvio, la pendenza eccessiva, le scadenti caratteristiche fisico-meccaniche dei terreni (già in precario equilibrio in assenza di acqua).
· Le cause scatenanti: le piogge abbondanti e l?uomo (si stava sbancando il versante per costruire delle villette).
Quasi tutta la Campania è a rischio di frane e alluvioni: l?86% dei comuni campani è classificato a rischio idrogeologico. Tutte e cinque le Provincie della Regione sono interessate dal fenomeno, ma quella più fragile è la Provincia di Salerno con il 99% dei comuni a rischio. Senza parlare delle altre Regioni italiane. Ma, Adesso è inutile prendersela con i Governi che si sono succeduti, con le Regioni, con i Comuni, ma occorre riflettere sulla insensibilità di tutta la classe politica ed imprenditoriale, che consente il ripetersi di tali catastrofi senza dare mai inizio a quell?opera di risanamento idrogeologico dell?intero Paese.
Ma cosa si può fare per cercare quanto meno di mitigare i danni, di fare prevenzione?
1. L?applicazione rigorosa delle leggi esistenti;
2. Il potenziamento dei Servizi Tecnici in tutto il sistema pubblico amministrativo centrale e periferico, ivi incluse le strutture tecniche a sostegno delle Autorità di bacino.
3. La riforma dei Ministeri dei LL.PP. e dell?Ambiente.
4. La ricostruzione e pianificazione nelle aree disastrate secondo i più corretti principi di valutazione dei rischi geonaturali, delocalizzando infrastrutture, attività produttive e centri abitativi almeno nelle aree a vulnerabilità e, quindi, a rischio elevato.
5. MA LA PROPOSTA PIU? INTERESSANTE CHE FA RIFERIMENTO AL PUNTO 2 E? LA CREAZIONE DI OSSERVATORI GEOLOGICI COMUNALI. UNA STRUTTURA, CIOE? UN UFFICIO GEOLOGICO COMUNALE, CHE A SECONDA DELLA GRANDEZZA DEL COMUNE, POTREBBE AVERE UNO O PIU? GEOLOGI A ?GUARDIA? DEL TERRITORIO, POICHE? SOLO LA CONOSCENZA APPROFONDITA POTREBBE PREVENIRE, SE NON IN TOTO, ALMENO IN PARTE QUESTI DISASTRI. Quindi una struttura che, per il momento potrebbe realizzarsi per i comuni più a rischio, per poi estendersi a tutti i comuni italiani. I costi? Ebbene sono sicuramente molto, ma molto inferiori alla spesa necessaria per AGGIUSTARE i danni. In più, oltre ad avere un risparmio notevole per la comunità, si potrebbero evitare i damenti ene e convegni delle villette).nni economici e ridurre di molto il numero di vittime che in quasi un sessantennio sono costati moltissimo alla collettività.
Ma tante disquisizioni più terra terra e più tecniche possono essere fatte, come ad esempio, non considerare la relazione geologica come un inutile balzello per il costruttore, un onere di cui se ne può fare a meno. Perché spendere soldi per la parcella del geologo quando si può copiare e fotocopiare una relazione utilizzata per un altro sito? Stigmatizzare, inoltre, il comportamento di alcune associazioni professionali che spesso limitano la nostra azione per proprio utile, ma non mancano colpevoli atteggiamenti di sudditanza psicologica anche tra noi geologi che avallano tale scorretto comportamento che spesso coinvolge anche amministrazioni pubbliche che tendono a limitare la presenza del geologo nelle attività di pianificazione e programmazione locale. In sostanza, l?elaborato geologico tecnico non deve essere considerato come un ?allegato imposto da legge?, per consentire alla pratica di essere approvata, ma deve essere considerato come essenziale e propedeutico alla fattibilità e alla sicurezza dell?opera da realizzare (nella foto in alto, la frana di Sarno).
Prisco Cutino
Geologo







