LA STORIA DI UN RAGAZZO AFFETTO DALLA SINDROME DI ADHD RIFIUTATO DALLA SCUOLA E ABBANDONATO DALLE ISTITUZIONI

Il Presidente Nazionale per la difesa del bambino, Pignalberi: "Le istituzioni tornino a mettere al centro la famiglia e ad occuparsi di minori con problemi, garantendogli strutture adeguate per curarsi".
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Questa è la storia di Mattia (nome di fantasia), un adolescente di 14 anni affetto da una malattia rara, l’ADHD, ed abbandonato dalla scuola e dalle istituzioni.

L’ADHD è un disturbo da deficit di attenzione e iperattività, in inglese attention deficit hyperactivity disorder, è un disturbo del neurosviluppo caratterizzato da problematiche nel mantenere l'attenzione, eccessiva attività e/o difficoltà nel controllare il proprio comportamento (impulsività) che non appare adeguato all'età della persona. I sintomi appaiono prima dei 12 anni di età, durano almeno 6 mesi e causano problemi in almeno due contesti (ad esempio a casa, a scuola, al lavoro, negli hobby ecc.). S possono distinguere tre manifestazioni di ADHD: ADHD con disattenzione predominante, ADHD con iperattività/impulsività predominanti e ADHD combinato.

Ma veniamo a Mattia (nome di fantasia): Mattia è un adolescente di 14 anni, originario di Salerno, affetto da ADHD (disturbo del comportamento oppositivo provocatorio). Mattia, come tutti i bambini, affetti dalla sindrome di ADHD, é iperattivo, ansioso ed ha bisogno dell'assistenza costante di un educatore, nonché di uno psicologo che lo segua anche nel doposcuola.

La madre, una donna di 39 anni, una Oss, specializzata in psichiatria e disabilita, per motivi di lavoro, fu costretta a trasferirsi a Genova e a portare con se' anche Mattia che, all'epoca dei fatti frequentava la scuola primaria.

Il calvario di Mattia inizia nel 2016, con la frequentazione delle scuole medie. Il ragazzino fu costretto a cambiare istituto scolastico, poiche' discriminato dagli altri ragazzini, dai professori e dal Preside della scuola di Genova, in quanto ritenuto violento e un "boss" del Sud.

Viene segnalato dai Dirigenti scolastici alle assistenti sociali che iniziano un percorso con il ragazzino.
La situazione di Mattia degenera, quando le assistenti sociali decidono di togliergli l'educatore, una figura di riferimento per il ragazzino. Da quel momento Mattia diventa più agitato e più violento, tanto che viene mandato in una comunita' per tossicodipendenti.

Alla madre le viene revocato l'affido, non solo nei confronti di Mattia, ma anche nei confronti dell'altro figlio più piccolo.

La donna, disperata nel vedere il figlio peggiorato nei suoi comportamenti in quella comunità, peraltro quotidianamente sedato, decide di attivarsi, al fine di cercare una struttura idonea nella quale Mattia possa essere curato in maniera adeguata alla sua sindrome. Questa struttura si trova a Nola.

Mattia, dopo tante battaglie da parte della madre, è uscito dalla comunità. Da due anni attende inutilmente di essere chiamato per curarsi nella struttura di Nola. Ma l’ASL di riferimento, quella di Salerno, rifiuta!

Nel frattempo, la donna perse il lavoro e Mattia non frequenta più la scuola, trascorrendo le sue giornate, girovagando per strada.

La madre si è rivolta al Presidente Pignalberi, chiedendogli di sollecitare le istituzioni, nonché l'Asl di Nola, a prendersi cura di Mattia, abbandonato a se stesso dalle assistenti sociali, dalla scuola e dalle istituzioni. Questa struttura è idonea per il disturbo di Mattia, ma, inconcepibilmente, l’ASL di Salerno non dà il nulla osta. Non si sa quale sia la motivazione.

Facciamo qualcosa per questa donna e suo figlio Mattia, perché la miglior cura per questi ragazzi è tornare a casa nella propria famiglia. Il Governo centrale e quello Regionale invece di sperperare soldi pubblici per arricchire le comunità e le case famiglia, li utilizzassero per dare sostegno alle famiglie e non per distruggerle. E possibilmente sostengano prima le famiglie italiane e poi quelle degli immigrati, perché essere secondi in casa propria non se ne può più. Ma soprattutto anche la Scuola non deve abbandonare questi alunni, seppure difficili, ma deve essere vicina alle famiglie, avendo insegnanti di sostegno che giustifichino lo stipendio che prendono per dare una mano alle famiglie.

E’ chiaro che in tale ottica bisogna fornire agli insegnanti informazioni su una strutturazione dell’ambiente scolastico che tenga in considerazione bisogni e caratteristiche del bambino  iperattivo, per potenziare le sue capacità attentive e gli apprendimenti. Vanno, inoltre, fornite agli insegnanti strategie utili per gestire e modificare i comportamenti disfunzionali, oltre che migliorare le sue relazioni con i coetanei.