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Costringevano giovani ragazze orientali a prostituirsi nei centri benessere e massaggi gestiti dalla loro organizzazione criminale, che in questo modo incassava fino a 150mila euro al mese.
Questa mattina, gli agenti della Squadra mobile di Brindisi li hanno arrestati. Si tratta di 10 persone, otto di origine cinese e due italiane, finite in carcere al termine dell'operazione "Peonia rossa", dal nome di uno dei centri individuati dagli investigatori.
Altre cinque persone, anch'esse italiane, sono indagate in stato di libertà.
Devono tutte rispondere di associazione per delinquere finalizzata allo sfruttamento della prostituzione e al favoreggiamento dell'immigrazione clandestina.
L'indagine è iniziata a Brindisi, in seguito alle segnalazioni effettuate da alcune associazioni e abitanti delle zone dove si trovavano i centri. In seguito, sono state individuate diramazioni dell'organizzazione anche a Lecce, Gallipoli e Taranto.
Gli agenti della Mobile hanno verificato le segnalazioni ed hanno iniziato subito ad indagare con intercettazioni telefoniche, ambientali e riprese video, che hanno documentato l'attività illegale svolta dalle finte massaggiatrici con gli occhi a mandorla.
Le ragazze, tutte giovanissime, avevano un tariffario che andava da 35 a 80 euro, a seconda dei "servizi" richiesti.
Se queste schiave del sesso tentavano di ribellarsi subivano violenze e minacce, anche di morte, sia nei loro confronti che verso i loro familiari.
Tra gli arrestati anche un docente dell'Università del Salento, che si è scoperto essere il leader dell'organizzazione criminale.



